lunedì, maggio 19
07:01

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L'OPPOSIZIONE ITALIANA ORMAI SONO GLI STRANIERI

Il governo di Berlusconi vuole «criminalizzare quanti sono diversi mentre io mi assumo la responsabilità di gestire il fenomeno» dell’immigrazione, ha dichiarato Corbacho.

Il premier spagnolo deve far «tacere» i suoi ministri. Lo dice il presidente dei senatori Pdl Maurizio Gasparri, in riferimento alle ultime dichiarazioni dei ministri spagnoli Bibiana Aido e Maria Teresa Fernandez. «Bisognerà che qualcuno spieghi ai ministri spagnoli che la politica non è uno scherzo. Questo stillicidio di provocazioni deve cessare con urgenza. Ribadisco che è compito di Zapatero mettere a tacere ministri e ministre che stanno tenendo un comportamento difficilmente tollerabile. Non si tratta di battute scherzose, ma di offese gratuite. Ora basta».
Tratto dal Corriere

Tutto questo rumore rischia di fare in modo che gli italiani si accorgano chi hanno eletto... per fortuna c'è Gasparri, noto per la tolleranza e la democrazia.
Povero Pdl, dopo aver annullato l'opposizione in Italia, ora l'Europa gli viene a rompere le uova nel paniere...

domenica, maggio 18
17:20

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Democrazia a porte chiuse

«Le decisioni sul nostro futuro si prendono a porte chiuse. In Parlamento non si discuterà più, si ratificherà la volontà di due persone in un salotto a prendere il tè. I deputati e i senatori non si opporranno. Sono stati eletti dalle segreterie di partito, non dai cittadini. Sono solo impiegati ben pagati legati ai padroni. E’ la realizzazione della democrazia a porte chiuse».


venerdì, maggio 16
09:50

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A SOSTEGNO DEL POST PRECEDENTE

Sarà la Commissione europea la vera opposizione al governo italiano? Mentre un nuovo spirito di armonia mette il silenziatore alla conflittualità parlamentare, la verifica severa dell’azione del governo si sposterà fuori dai confini italiani? Al posto di destra-sinistra, avremo lo scontro Italia-Europa?

I primi segnali non lascerebbero dubbi. La Commissione europea è già intervenuta su tutte le priorità del governo Berlusconi: ha valutato criticamente il ritardo nella questione Alitalia, ha segnalato alla Corte di Giustizia il problema dei rifiuti di Napoli, ha richiamato alla disciplina fiscale i Paesi ancora lontani dal pareggio di bilancio e, come l’Italia, in difficoltà nel rispettare il percorso di convergenza dei prossimi due anni, infine ha recepito con scetticismo le richieste di limitazione della libera circolazione dei cittadini comunitari legate all’insofferenza degli italiani nei confronti degli immigrati romeni. Non c’è praticamente obiettivo del nuovo governo che non sia già sottoposto a scrutinio critico da parte di Bruxelles. L’impostazione del governo sembra legittimare la lettura confrontativa del rapporto con Bruxelles. Sull’Alitalia il premier ha intimato alla Commissione di non essere d’ostacolo. La scelta del nuovo Commissario e delle competenze relative fa intendere una partecipazione utilitaristica più che propositiva all’esecutivo europeo.

Gli accordi internazionali vengono già vissuti con insofferenza, dal rispetto degli impegni statutari della Banca centrale europea, al patto di Schengen di cui il neo ministro degli Esteri, ex Commissario competente, ha sottolineato l’attesa di una riforma rispondente ai desideri nazionali.

L’interpretazione dell’Europa come antagonista rispetto al governo nazionale, è frutto di una specifica impostazione culturale. Le indicazioni di Giulio Tremonti sulle carenze istituzionali della Ue infatti descrivono l’Unione europea come una struttura da riformare verticalmente partendo dai valori, proprio mentre l’Ue si sta invece strutturando orizzontalmente, sostituendo la sovranità gerarchica con le regole di governance. Conseguentemente, le proposte di policy del ministro rivelano preferenze etiche e interessi locali che non corrispondono alla natura regolatoria e multilaterale dell’attuale costruzione europea.

Se divergono sia gli interessi, sia la retorica, è difficile evitare che tra Roma e Bruxelles si apra un vero conflitto. La protezione delle imprese nazionali, la gestione del fabbisogno pubblico, la chiusura del territorio o altre future emergenze nazionali - che quasi sempre dovrebbero trovare soluzione in buone politiche interne - faranno leva sulla retorica degli interessi nazionali degli italiani per attribuire la responsabilità dei problemi alle regole europee. Il fallimento di Alitalia per esempio è un problema interamente di cattiva gestione italiana, ma la responsabilità del suo mancato salvataggio viene già attribuito a interessi stranieri o alle regole europee.

Nonostante siano forti nel governo le culture nazionaliste, l’errore di una politica antieuropea è evitabile. Per riuscirci serve però un ulteriore aggiustamento nella cultura politica italiana. La logica difensiva e protezionista, l’intolleranza per le regole e l’inclinazione all’indebitamento, sono infatti figlie dell'instabilità di governi fragili e di breve durata. Chi si occupa di political economy conosce bene la correlazione tra instabilità politica e mancato rispetto delle regole. Governi di legislatura, destinati a durare cinque anni, come quello attuale, possono e devono invece costruire soluzioni durature e non puramente difensive. Se saprà uscire dalla logica elettoralistica di breve termine, anche il nuovo governo potrà vedere che nel medio-lungo termine, l’agenda delle soluzioni non è diversa a Roma e a Bruxelles. Fare cosmesi sul deficit pubblico anno per anno, per esempio, è molto diverso da rispettare obiettivi quinquennali di riduzione del debito pubblico.

Interpretare la Commissione europea come «opposizione politica» è quindi fuorviante. Si può essere poco o molto insoddisfatti di come opera, ma lo stimolo a soluzioni di lungo termine che viene dal confronto europeo tra 27 Paesi permetterebbe anche all’Italia di uscire dalla mentalità politica dei governi di breve respiro che pretendiamo di esserci lasciati alle spalle e che, con le loro astuzie dalle gambe corte, hanno provocato tanti danni al nostro Paese.
Tratto da La Stampa

venerdì, maggio 16
09:39

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LA DEMOCRAZIA CHE NON C'E' PIU'

Da questo blog per anni ho criticato il nostro sistema politico, diviso tra mille partiti che rendono ingovernabile l'Italia. Per anni ho inoltre affermato che tra dx e sx ormai non ci sono differenze, la voglia di casta eterna prevale su tutto e fa venire a patti i due.

Con queste elezioni, purtroppo, si è dimostrata la veridicità di entrambe le tesi.
Un sistema politico semplice è più comprensibile, più diretto e consente molta più governabilità. Non per niente lo adottano ormai tutte le democrazie occidentali.
Il problema è che quando si hanno pochi partiti, ognuno deve giocare il suo ruolo: chi è maggioranza governa, chi è opposizione deve "sorvegliare", sensibilizzare il paese, saper proporre alternative e battaglie.

Il sistema politico frazionato, l'abbiamo visto tutti, ha dissanguato il paese in un mercato delle vacche continuo, una ingovernabilità perenne e una capacità decisionale e realizzativa bassissima.
L'aver sradicato questo problema è un passo avanti, però nelle condizioni in cui l'abbiamo realizzato ora, si è passati alla reale dittatura della casta.

Abbiamo una maggioranza al governo, e una opposizione che non si oppone a nulla, ma anzi forma un governo ombra riconosciuto dal governo stesso (la domanda è: avranno anche i compensi ombra?). E con questo si mandano a farsi fottere tutti i problemi da sempre radicati e irrisolti del nostro paese: conflitto di interesse, libero mercato, assetto dell'informazione, leggi elettorali. Tutti d'accordo e tutti uniti. Nessuno esercita più azioni di sorveglianza per conto degli elettori: la magistratura è stata asservita, l'informazione non esiste più (nel senso occidentale del termine), il CSM è un organo a servizio del parlamento, le authority sono emanazione della politica, l'opposizione si oppone a chi ostacola il governo.

L'opposizione in parlamento è una sola: Di Pietro. Unica voce della legalità, problema dal quale poi discendono tutti gli altri.
Partigiani a supporto: Travaglio, Beha, Barbacetto, Gomez, Grillo.
Tutto il resto è dittatura consociativa.

E l'effetto si vede subito.
Il problema vero dell'Italia sono i ROM. Qualche migliaio di persone sono quelle che rovinano l'Italia. Si è aizzato un clima da guerriglia, gestendo ad hoc i servi dell'informazione riuniti in un ordine (meglio, casta): i giornalisti.
Addirittura la politica non smette di approfittarne: occorreranno i commissari. Un altra carica politica per dispensare prebende, tanto inutile quanto costosa (ma tanto paghiamo noi).

Mentre l'Antitrust, visto il pareggio a prezzi folli di gasolio e benzina con guadagni altrettanto folli per stato e petrolieri (che insieme si distinguono da un'associazione a delinquere solo per il fatto che la legge li copre), non fa altro che scrivere al governo per chiedere "quale sia lo stato del libero mercato in Italia".
Caro garante, alza il culo e vai a fare benzina o gasolio e ti accorgi!
In realtà è solo politichese per nascondersi dietro l'ombra della casta che ti paga lautamente. Sempre sulle nostre spalle.

Abbiamo realizzato la prima dittatura oligarchica occidentale. Siamo 100 anni avanti rispetto le altre democrazie, abbiamo dimostrato come si fa ad avere il potere assoluto convincendo il popolo (bue) di essere in democrazia e fottendose della legalità.
Panem et circenses, lo dicevano 2000 anni fa i romani.
Ma noi non impariamo mai nulla dalla storia, anche perchè, molto oculatamente, ci fanno studiare sempre meno e sempre più guardare Amici e derivati.

giovedì, maggio 15
13:59

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PROMESSE IN CAMBIO DI DEBITI = FORSE TOLGO L'ICI, INTANTO PAGATEMI RETE4

Archiviato da ValerioT ValerioT in: era berlusconica
Fede costa agli italiani 350.000 euro al giorno. Dal primo gennaio 2006, con effetto retroattivo. La Corte di Giustizia Europea ha condannato l'Italia a una multa di circa 130 milioni di euro all'anno se Rete 4 non cederà a Europa 7 le frequenze che Testa d'Asfalto ha in concessione dallo Stato. Per l'Europa l'assegnazione delle frequenze in Italia non rispetta la libera prestazione dei servizi e non ha criteri di selezione obiettivi.
La sentenza europea è la terza a favore di Europa 7 dopo quelle della Corte Costituzionale e del Consiglio di Stato. Testa d'Asfalto toglie l'ICI, ma introduce il canone Fede. Non ci sono conflitti di interessi? Perchè gli italiani devono pagare per guardare Fido Bau ogni sera? Se il concessionario pubblico di tre reti nazionali Testa d'Asfalto non sposterà Rete 4 sul satellite gli italiani alla fine del suo prossimo glorioso quinquennio pagheranno circa UN MILIARDO di euro di multa considerando gli arretrati.
Testa d'Asfalto è un genio, oltre alla concessione pubblica, la pubblicità a pagamento su tre reti avute in eredità da Craxi, avrà anche il finanziamento pubblico. Il ministero delle Comunicazioni non c'è più. In realtà non c'era neppure prima. Gentiloni che potrà dedicarsi di più al tennis con Ermete invece di passare lunghi week end ad Arcore.
L' Agcom con il supporto del PD e della Repubblica e della Finocchiaro e di Topo Gigio è impegnata a tempo pieno sul pericoloso Travaglio. Se pò fà. Con i nostri soldi se pò fà.
Per sapere quanto stiamo versando al Presidente del Consiglio per non applicare le sentenze su Rete 4 scaricate e diffondete il banner. E' bello contribuire al successo economico di Testa d'Asfalto con le nostre tasse.
Tratto da Beppe Grillo