mercoledì, novembre 30
17:02

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FOGLIETTI COLORATI CON SCRITTO 48

Archiviato da Dicke Dicke in: elezioni, consapevolezza, giornali, governo e affini

Finalmente è arrivato. L’abbiamo atteso, agognato fino allo spasmo, ma finalmente è qui. Non che mi freghi particolarmente dei sondaggi, ma dell’informazione sì. Sondaggio LiberoRicapitoliamo. Tutti  sondaggi danno il centrosinistra in vantaggio. Gli unici sono quelli di Berlusconi che da un mese a questa rilevano quasi parità. Esattamente si parte da -5,-3 PARI! Questi sondaggi sono fantasma. Non son pubblicati da nessuna parte , se non nei virgolettati di Berlusconi. Nemmeno sul sito del  governo .  Sono tutti a favore suo, ma nessuno ne sa niente. Leggevo sul sito dei fans di berlusconi diverse richieste del tipo :”ma perché non rispondere ai sondaggi con quelli favorevoli di cui continua a parlare berlusconi, così tappiamo loro la bocca?” Eh già, ma come mai!?! Come si fa a pensare che uno che ha in mano dati della madonna che smentiscono tutti gli altri, non li pubblichi? Il moderatore per più volte risponde una cosa senza alcun senso: ”I dati ci sono se potessi pubblicarli lo farei ma non posso per la legge bavaglio della sinistra” .

Ma come si può pretendere di prendere così per il culo la propria base?

La par condicio vale per gli spot elettorali tutto l’anno, 45 gg prima delle elezioni e solo per le trasmissioni di informazione(no comici, no intrattenimento) e i sondaggi non si possono pubblicare 15 gg prima delle elezioni. Le prime elezioni da un mese a questa parte sono state quelle di Messina. Poteva pubblicare e farci pure gli areoplanini  e le barchette di carta se avesse voluto. E Berlusconi non è da meno. A chi ha chiesto dopo un mese di vederne almeno uno,  lui risponde tirando fuori dalla cartellina dei foglietti, li sventola davanti a dei giornalisti e dice:”ecco qua il sondaggio. Intanto lo mostro a voi e poi cercheremo di pubblicarlo sul sito. l'Unione al 48,7 e noi al 48,6 per cento”. A Un esperto di comunicazione vi direbbe che è quel virgolax a rendere la notizia più credibile e i giornalisti che sono lì, invece di buttarsi a pesce su quei foglietti che finalmente danno una forma ai virgolettati di berlusconi di questi mesi, cosa fanno? niente. nemmeno una domandina sugli impedimenti di chi inserisce i dati  in quel sito.

Anzi il giorno dopo ad una sola voce Libero con il Giornale gridano fieri: ”Visto?il sondaggio c’è, tiè! E noi l’abbia-mo vi-sto etu no-oo”. Così sulla parola, senza nulla in mano. Tipo, non vi fidate di lui, fidatevi di noi che c’eravamo. Oggi Libero pubblica la perla che vedete nell’immagine. C’è un’indicazione che dice:riservato a palazzo chigi, non sappiamo chi lo ha fatto, non sappiamo il campione o la metodologia e meno che meno le domande. L’unione ha un 48,x buttato lì. Libero ci informa che il lunedì è giorno di sondaggi a palazzo chigi e che (leggete bene, eh): “Se non è sorpasso della Cdl sull'Unione, insomma, poco ci manca. Con buona pace degli esperti consultati dal sito Repubblica.it, che ieri pubblicava un sondaggio in cui il centro sinistra, pur in fase calante, risulta di otto punti sopra il centro destra. Qualcuno dirà che si tratta, nell'uno e nell'altro caso, di dati confezionati ad arte, elaborati con l'obiettivo non dichiarato di compiacere il committente. Forse. Eppure nei fatti, almeno per quanto riguarda il premier e il suo entourage, è su quei dati lì che basano il messaggio politico da trasmettere agli elettori e agli alleati. ”   For-se? Ma come forse? Ma non li hai verificati prima di pubblicarli? Non ti sei accorto che mancano tutti i dati normali di un sondaggio? Non ti sei accorto che Repubblica pubblica un sondaggio regolare e pure sul sito del governo e questo invece ce lo hai in mano solo tu? Per tacer del fatto che Berlusconi è il PdC e Repubblica è un giornale. Il concetto che si vuol far passare è, "se è falso uno è falso anche l’altro (che già non sta in piedi n.d.r.), però non possono essere falsi, almeno quello di berlusconi (sull’altro resta il dubbio),  perché questo lui lo usa per  far propaganda." E lui non mente mai, è notorio. Pur concordando che sarebbe un tantino da idioti farsi propaganda con le decine di sondaggi a sfavore della cdl e che quindi fosse necessario trovarne uno a favore,  mi domando anche come è possibile che solo una sondaggista rilevi la parità. Mi chiedo ancora:chi paga i sondaggi del lunedì della cdl, visto che lo ordina palazzo chigi? Perché se lo pago io, i dati sono miei e li voglio vedere. Ma ancora meglio perché non se li pagano da soli?

Direi che se ci sono degli indizi di probabile accondiscendenza di un sondaggista è proprio nel fogliettino colorato che hai in mano Libero e che, magari, andava approfondito. Perché oggi ci scrivi 48, domani 57, poi ci troviamo scritto VINTO! Ma intanto governa il csx.



mercoledì, novembre 30
14:42

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A PROPOSITO DI TELECOM & ALTRI

Archiviato da ValerioT ValerioT in: economia, enti pubblici, antitrust, telecom, governo e affini

Speravo in ciò che ha finito per non accadere e mi chiesi dal primo momento: ma l'espulsione dei partiti da società-imprese di mercato riflette la debolezza dei partiti di questa stagione o riflette una svolta che rimarrà tale anche quando i partiti ritroveranno una nuova legittimazione? Putroppo ha prevalso la prima ipotesi.
(...)
i partiti nuovamente legittimati si sono adattati al codice civile e il codice civile a loro. Certo, mi si può obiettare, se si fosse scelta dal'inizio la strada della privatizzazione sostanziale fino in fondo, l'esito sarebbe stato diverso.
(...)
(a proposito di Eni e Enel, ndr) In questi casi, la mia rivoluzione è stata parziale.
E' rimasta la scelta di veri manager per gestirle, ma non si è resistito alla tentazione di piazzare persone qui e là nei consigli.

Giuliano Amato intervistato su

Roberto Npoletano
FARDELLI D'ITALIA
Sperling & Kupfer Editori



martedì, novembre 29
09:12

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LIBERO MERCATO: ECCOLO!

Pubblico l'appello dall'AIIP: una testimonianza di come sia il libero mercato in Italia e come questo governo lo favorisca.

APPELLO URGENTE DELL'AIIP,
ASSOCIAZIONE ITALIANA INTERNET PROVIDERs

AIIP è una associazione che raggruppa operatori che complessivamente detengono la maggioranza del mercato della larga banda non detenuto dall'operatore ex monopolista, realizzano un fatturato di circa 1,9 miliardi di euro e negli ultimi 5 anni hanno effettuato investimenti per più di 1,3 miliardi di euro.

AIIP ha acquistato a proprie spese uno spazio pubblicitario sul Messaggero di domani per pubblicare un appello urgente, riportato di seguito, che è già stato consegnato all'Autorità Garante Della Concorrenza e del Mercato e all'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM), la quale è a poche ore dall'approvazione del provvedimento che regolerà per i prossimi 18 mesi la larga banda.

AIIP teme che il regime di monopolio, eliminato dalla telefonia, riprenda forma in quello della banda larga e per questo ritiene essenziale che il provvedimento da approvare raccolga le osservazioni svolte dai concorrenti di Telecom Italia nella consultazione pubblica e sia conforme allo spirito delle Direttive Comunitarie e agli auspici del Presidente dell'AGCOM.

Se ritieni rilevante l'azione AIIP:

  • Inoltra questa email oggi stesso al maggior numero di tuoi conoscenti e
  • Firma una “petizione elettronica” inviando una mail, anche senza testo, a lettera.aperta@aiip.messagenet.it.
  • L'invio della mail per firmare la “petizione elettronica” varrà come consenso per trattare i dati personali. I dati così raccolti saranno trattati da Messagenet srl, solo ed esclusivamente allo scopo di promuovere l'azione AIIP ed in conformità con la legge, ai sensi dell'articolo 13 del d.lgs 196/2003.

L'informativa completa relativa al trattamento dei dati di chi firma la petizione elettronica è reperibile al seguente indirizzo internet:

http://www.messagenet.it/legal/informativa_appello_aiip.html


I PROVIDER ITALIANI RAPPRESENTATI DA AIIP VOGLIONO OPERARE IN UN REGIME DI VERA CONCORRENZA, AFFINCHE' TUTTI GLI ITALIANI POSSANO SCEGLIERE LIBERAMENTE I FORNITORI DI ACCESSI E DI SERVIZI A BANDA LARGA.

 

APPELLO URGENTE DELL'AIIP,

ASSOCIAZIONE ITALIANA INTERNET PROVIDERs A:

 AUTORITA' PER LE GARANZIE NELLE COMUNICAZIONI (AGCOM)

 Ill.mo Prof. Corrado CALABRO', Presidente AGCOM - Egregi Commissari AGCOM, Membri della Commissione per le infrastrutture e le reti: Prof. Stefano CANNONI, Cons. Nicola D'ANGELO, Sen. Roberto NAPOLI, On. Enzo SAVARESE

 AUTORITA' GARANTE DELLA CONCORRENZA E DEL MERCATO (AGCM)

 Ill.mo Prof. Antonio CATRICALA', Presidente AGCM

 AIIP rappresenta 45 operatori di telecomunicazioni che collettivamente hanno la maggioranza del mercato della larga banda non detenuto dall'operatore ex monopolista legale, realizzando un fatturato di circa 1,9 miliardi di euro e che negli ultimi 5 anni hanno effettuato investimenti per più di 1,3 miliardi di euro.

 AIIP lancia ai commissari AGCOM questo appello urgente per chiedere che il provvedimento in fase di approvazione, che governerà per i prossimi 18 mesi il mercato Italiano della larga banda all'ingrosso tenga conto delle istanze sotto rappresentate.

Secondo gli ultimi dati resi disponibili da AGCOM, nel primo semestre 2003 Telecom Italia controllava il 98,3% del mercato all'ingrosso delle connessioni a banda larga su DSL. Tale potere di mercato è facilmente trasferibile anche sui mercati “a valle” dei servizi alla clientela finale basati sull'accesso DSL all'ingrosso, primo fra tutti quello dell'accesso a Internet ADSL, dove Telecom Italia detiene l' 85,9% e, quindi, su ulteriori mercati quali la VOIP (telefonia via Internet), la videoconferenza e la televisione via rete fissa. Tuttavia, in Italia la larga banda non è ancora disponibile in moltissime località e, dove è disponibile, è più lenta e più cara che in altri paesi europei dove la stessa Telecom Italia opera, con il risultato che nel nostro paese la penetrazione è al di sotto della media europea (8,1 accessi in banda larga ogni 100 abitanti al 31 dicembre 2004) e solo al 25° posto nel mondo (Information Economy Report 2005 dell'ONU).

AIIP concorda con l'affermazione del presidente AGCOM apparsa sul Sole 24 Ore il 18 novembre scorso: “dico che lavoriamo per un settore da cui dipende buona parte del destino economico del paese e che la nostra funzione di regolamentazione ex-ante resta essenziale” e apprende con piacere che il provvedimento dovrebbe portare le offerte all'ingrosso di Telecom Italia a un prezzo orientato ai costi (cost-plus) superando il precedente regime di retail-minus (il prezzo ai concorrenti è quello ai clienti finali, dedotti i costi evitabili, lasciando così a Telecom i profitti monopolistici sui servizi wholesale).

AIIP teme che il regime di monopolio, eliminato dalla telefonia, riprenda forma in quello della banda larga e per questo ritiene essenziale che il provvedimento da approvare raccolga le osservazioni svolte dai concorrenti di Telecom Italia nella consultazione pubblica e sia conforme allo spirito delle Direttive Comunitarie e agli auspici del Presidente dell'AGCOM.

IN PARTICOLARE AIIP CHIEDE:

CHE SIA IMPOSTA A TELECOM ITALIA, CON EFFETTO IMMEDIATO, UN'OFFERTA DI SERVIZI BITSTREAM A CONDIZIONI ECONOMICHE ORIENTATE AI COSTI, CALCOLATI SULLA BASE DEGLI ELEMENTI GIA' APPROVATI DALL'AUTORITA' STESSA NELL'OFFERTA DI INTERCONNESSIONE DI RIFERIMENTO 2005.

L'attuale proposta AGCOM richiede la redazione di una apposita contabilità separata di Telecom Italia, ma non prevede tempi certi, pertanto rischia di protrarre indefinitamente una situazione contraria agli interessi del mercato e degli utenti (basti pensare che “la prima gara per sostituire Kpmg, giunta a fine mandato, è andata deserta; solo dopo un anno è arrivato il sostituto e così l'ultimo bilancio regolatorio pubblicato risale al 2001” - Massimo Mucchetti, Corriere della Sera del 26 Novembre 2005). Se i prezzi all'ingrosso del Bitstream verranno allineati rapidamente al costo, gli investimenti degli operatori alternativi potranno confluire in quelle zone dove la banda larga non arriva, in luogo di concentrarsi esclusivamente nelle aree più redditizie, duplicando reti in zone già coperte.

CHE ANCHE PER LE LINEE ADSL SENZA ABBONAMENTO AL SERVIZIO TELEFONICO, GLI OPERATORI NON DEBBANO CORRISPONDERE CONDIZIONI ECONOMICHE RETAIL- MINUS MA COST-PLUS

La mancata applicazione del cost-plus alle ADSL senza fonia ucciderebbe sul nascere le offerte degli operatori che offrono servizi voce in IP su ADSL, che verrebbero gravati dal “balzello” di un canone aggiuntivo, distaccato dai relativi costi, per le linee Adsl senza fonia. Prima dell'insediamento degli attuali Commissari, Telecom Italia aveva  già  tentato di imporre simili condizioni, ritenute in violazione della Delibera 217/00/CONS e dei contratti wholesale in vigore con gli operatori concorrenti, salvo poi rinunciare a quello che, all'epoca, AIIP defini un "balzello non  dovuto".

CHE IL PROVVEDIMENTO FINALE SANCISCA IN MODO INEQUIVOCABILE IL POTERE/DOVERE DI AGCOM DI REGOLAMENTARE EX-ANTE L'INTERO SETTORE A BANDA LARGA, PREVEDENDO ESPRESSAMENTE L'OBBLIGO DI TELECOM ITALIA A PRESENTARE AD AGCOM LE NUOVE OFFERTE AL PUBBLICO CON 30-90 gg DI ANTICIPO RISPETTO ALLA COMMERCIALIZZAZIONE

L'obiettivo è di evitare che Telecom Italia possa ritenersi libera di commercializzare offerte a larga banda alla clientela finale senza fornire preventivamente i necessari dati tecnici ed economici ad AGCOM, In mancanza di tale misura AGCOM altrimenti potrebbe intervenire - in caso di offerta anticompetitiva - solo a vendite già avviate, abdicando, di fatto, ed in contrasto con gli auspici del suo presidente, al proprio ruolo regolatorio.

CHE, INDIPENDENTEMENTE DAL PROVVEDIMENTO IN FASE DI APPROVAZIONE, AGCOM e AGCM IMPONGANO A TELECOM ITALIA DI RISPETTARE IMMEDIATAMENTE GLI IMPEGNI ASSUNTI NEL PROCEDIMENTO ANTITRUST A351 ("GARA CONSIP")

Telecom è stata condannata per pratiche anticompetitive 9 volte nell'ultimo decennio dalla sola Autorità Antitrust, senza contare i provvedimenti della giustizia ordinaria. Come misura pro-competitiva nel corso di un recente procedimento antitrust, precedente all'insediamento degli attuali Commmissari dell'AGCom, Telecom Italia si è impegnata a realizzare entro il 31/12/2004 una offerta di banda larga per operatori alternativa all'offerta all'ingrosso esistente, chiamata "biststream", a condizioni cost plus.

Questo impegno, peraltro già assunto da Telecom Italia anche nel corso di un precedente caso antitrust, a distanza di quasi un anno, non è stato rispettato. AIIP ha già depositato in AGCOM i dati necessari per formulare una prima offerta in tal senso il 4 gennaio 2005, (vedi www.aiip.it) e chiede che i nuovi prezzi siano applicati retroattivamente al 31/12/2004.

AIIP - ASSOCIAZIONE ITALIANA INTERNET PROVIDERs



domenica, novembre 27
04:22

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IO CHE AMO IL CONFRONTO IN TV DICO:

Archiviato da Dicke Dicke in: consapevolezza, giornali, bugia, governo e affini
"Dopo una giornata di lavoro terribile giovedì sera ho visto Cofferati in questa trasmissione. Una trasmissione a senso unico, come del resto sono tutte le altre di questa rete. Trasmissioni senza contraddittorio, con un elenco di menzogne contro il governo da rabbrividire», dice il premier. «Il capo della Cgil era in studio con un giornalista compiacente, e ho ascoltato due interviste confezionate su misura con due insegnati precarie che piangevano. "
Gazzetta del Sud. ma anche corriere canadese, articolo21, la stampa etc.
"Non siamo stati capaci di rispondere alle falsita' della sinistra, io non so da quanto tempo non vado da Vespa, credo da piu' di un anno**, ora dobbiamo cominciare anche a cantare".Dopo una giornata di lavoro terribile ho assistito a una trasmissione 'Primo Piano'.
 C'era il capo della Cgil, come si chiama? Mi sembra che si chiami Epifani. Era in studio con una compiacente giornalista e ho visto due interviste confezionate su misura con due insegnati che piangevano".
AGI-Servizio speciale realizzato per conto della Presidenza del Consiglio dei Ministri

Siete confusi? Chi ha intervistato chi?E a questo punto: le insegnanti erano tali o erano operai della fiat?
La trasmissione era Primo Piano. Lo ha guardato così bene che ha confuso Cofferati con Epifani e Bianca Berlinguer con Mannoni. Come per il libretto rosso dei delitti dell'Unità.Mostro Bavoso lo disse Guzzanti di Prodi, ma lui lo attribuisce(o hanno fatto una versione rivista e corretta?) a sè stesso.
p.s. tranquilli le insegnanti erano vere.
** l'aiuto io visto che ha problemi di memoria.Se escludiamo  le citazioni continue di vespa e di quello che dice nel suo libro (chi io ho già letto tutto grazie ai parchi e misurati lanci di agenzie) sono 8 mesi.Moriva il polacco e lei registrato e trasmesso nonostante la gravità dell'evento, ci annunciava che in nostri soldati sarebbero rientrati almeno in parte a settembre.quello del 2005.
E' stata la stessa sera in cui disse riferito a biagi luttazi e santoro "Ma ero di fronte ad una serie di imprenditori, non sapevo ci fossero giornalisti. Se fosse stata un'occasione ufficiale avrei utilizzato un linguaggio formale". E tutta Italia(quella che non era sul comunista Primo piano che dava notizia dell'agonia del papa) si è chiesta:ma che gliene fregava a degli imprenditori bulgari di santoro biagi e luttazzi? Infatti era una conferenza stampa per giornalisti.


venerdì, novembre 25
10:18

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BASILEA 2, RIFORMA DEL TFR: CAPORETTO DELLE PMI ITALIANE

Archiviato da ValerioT ValerioT in: economia, società, governo e affini

L'industria italiana soffre. Tutta.
Le grandi industrie sopravvivono tra "grandi" manager incapaci, debiti stellari, contributi statali, protezionismo di mercato, libero mercato finto, quotazioni in borsa discutibili, gestione del personale al limite della correttezza e con il silenzio dei sindacati.

I questo panorama chi ha retto l'Italia sono state le famose PMI (piccole e medie industrie), imprenditori che tra mille sacrifici e sotterfugi sono riusciti a produrre ricchezza, per loro (sono pur sempre imprenditori) ma anche per l'Italia.
Quando il sistema PMI è entrato in crisi, l'Italia è entrata in crisi. Il PIL non si risolleva e se lo fa non è certo per il miglioramento dell'economia italiana ma per mere operazioni finanziarie. Gran parte degli ultimi aumenti del PIL infatti sono dovuti all'aumento del costo del carburante che ha fatto aumentare il fatturato delle aziende petrolifere italiane.

Il sistema PMI è entrato in crisi, per tanti motivi. Sicuramente per la moneta unica, che ha proiettato le nostre aziende sul mercato europeo al quale non erano preparate. Ma altrettanto certamente perchè da moltissimi anni la politica economia italiana si limita a operazioni di razzia (fame di soldi...) e di cieco clientelismo (operazioni che hanno trasformato i monopoli veri in monopoli di mercato mascherati sotto il nome di libero mercato).
In questi ultimi anni le PMI hanno accusato il colpo, ma i piccoli imprenditori italiani non hanno pianto su loro stessi. Hanno reagito. Sicuramente una delle strade è stata quella di spostare la produzione all'estero, un'emorragia che lo stato italiano non ha arrestato in nessun modo e non è stato capace di andare oltre i proclami.

Arriva Basilea 2. Il sistema è un'innovazione, è una standardizzazione necessaria per il mercato europeo. Chi, ancora una volta, pagherà più di tutti questa riforma necessaria saranno le PMI italiane. Cronicamente sottocapitalizzate (perchè in Italia capitalizzare e investire nella propria azienda oltre a non essere favorito è ipertassato), dovranno ancora fare ricorso al sistema del garantismo personale, che nel nostro sistema bancario (dove non esiste null'altro che soldi contro mattoni) vorrà semplicemente dire che chi avrà tante case avrà più crediti: ancora una volta la gioia dei palazzinari, ancora una volta uno schiaffo alla tecnologia, ancora una volta un invito ad andarsene all'estero.
Le PMI si stanno muovendo, ovviamente.

Se per caso sopravviranno oltre al 1 gennaio 2007, avranno la gioia della riforma del TFR il 1 gennaio 2008. Solo la dissennatezza dei governati italiani, unita alla loro fame di soldi e a quella delle banche, delle assicurazioni e dei sindacati potevano partorire una riforma che raschia il barile.
Il TFR da sempre costituisce la PRIMA forma di finanziamento delle PMI, le quali con questa riforma dovranno privarsene e ricorrere a ulteriore finanziamento bancario (dove ovviamente vale sempre la legge soldi contro mattoni), con costi nettamente più alti... come se il costo del lavoro fosse basso!
Saranno favoriti ancora una volta i contratti a progetto (che non hanno TFR) nonchè le collaborazioni e il lavoro in nero.
A questo va aggiunto che di questo sistema attualmente ne beneficiano moltissimo anche i lavoratori: sopratutto coloro che devo acquistare una casa o comunque affrontare spese (spesso anche sanitarie) posso chiedere l'anticipo del TFR che i datori di lavoro pagavano a brevissimo. Quindi anche il lavoratore ha liquidità riducendo l'indebitamento. Anche questo non sarà più possibile: i soldi li vedrà alla pensione... FORSE!!!

Ora ci stanno convincendo che tutto questo è buono ed è per il nostro bene!

L'unica speranza è che la data sia stata spostata al 2008 per 2 motivi:
1) liberare subito i 500 milioni stanziati per il TFR 2006
2) demandare al futuro una riforma insensata ma utile ai fini elettorali, pronti alle solite eterne proroghe italiane

Di sicuro i danni fatti negli ultimi 10 anni da questa classe politica inetta e arraffona saranno veramente duri da recuperare.

Da piccolo imprenditore che da più di 10 anni tira il carretto senza aver accumulato nessuna ricchezza se non tanti sacrifici sto veramente valutando l'ipotesi di chiudere entro il 2007. Risparmierei tante preoccupazioni, sacrifici, notti in bianco.
Probabilmente le avranno i miei dipendenti, ma di questo non potranno certo far colpa a me.

P.S. Tardivo ma a completamento: Riforma previdenziale: ecco le nuove regole