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IL MOMENTO DELLA CRESCITA/2
Passiamo ora alla seconda malattia che affligge il linguaggio della sinistra, la paura delle parole. Per capire come la sinistra l'ha contratta, dobbiamo spostarci nello spazio e nel tempo. Dobbiamo andare al di là dell'Atlantico, e dare un'occhiata a quel che è successo in America negli ultimi trent'anni. E' da lì che è iniziato tutto, ed è da lì che è arrivato il virus che ha alterato la comunicazione della sinistra, e non solo della sinistra.
Prima degli anni '70 in America, come nella maggior parte dei paesi occidentali, la comunicazione era governata da due cardini fondamentali:
- gli individui, salvo casi eccezionali, sono liberi di parlare come vogliono;
- le istituzioni, salvo casi eccezionali, non sono libere di parlare come vogliono.
In concreto, il primo cardine indica che il linguaggio della vita quotidiana non è sorvegliato da nessuna istituzione, e che - salvo casi estremi previsti dalla legge, e salvo il caso della èlite tenute al bon ton - non si danno pressioni sociali dirette sui parlanti. Ognuno può chiamare le cose come vuole, suscitando a seconda dei casi riso, irritazione, indifferenza, ma mai indignazione o censura.
Il secondo cardine - come ricordava la Ginzburg segnalando l'anomalia di Pertini - significa che le istituzioni devono attenersi a rigide convenzioni, etichette, rituali, e che i personaggi pubblici non possono, finchè sono in pubblico, parlare come farebbero in privato.
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E' proprio questo doppio regime della comunicazione che, fino a trent'anni fa, conferiva al discorso pubblico il suo inconfondibile sapore di ipocrisia, e al discorso privato il suo (spesso discutibile, e non sempre edificante) accento di autenticità. Ed è proprio questo doppio regime che è progressivamente venuto meno negli ultimi 30 anni, prima in America e poi anche in Europa.
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Negli ultimi 30 anni i due pilastri delle comunicazioni pre Sessantotto sono stati sostituiti da due nuovi pilastri, essenzialmente speculari ai primi:
- i rappresentanti delle istituzioni possono, anche in pubblico, parlare come se fossero in privato;
- gli individui non sono liberi di parlare come vogliono.
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...mentre il linguaggio delle istituzioni si fa sempre più disinvolto e sintonizzato sui codici dello spettacolo, il linguaggio nella sfera privata diventa sempre più inibito e irretito nelle convenzioni. La progressiva affermazione del politicamente corretto colpisce essenzialmente tre famiglie di espressioni:
- parole da sempre usate in senso dispregiativo o derisorio, come puttana, frocio o nigger ...
- parole il cui referente è un individuo o un gruppo in qualche modo svantaggiato, ma che prima dell'onda del politicamente corretto erano usate in modo sostanzialmente neutro; ad esempio cieco, sordo, paralitico, invalido, povero, negro, vecchia, basso (di statura);
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Ovviamente questa attenzione alle parole non agisce in modo generalizzato e uniforme, ma è modulata dai ruoli sociali e dalle posizioni politiche.
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... l'eventuale ricorso alle parole crude è percepito come polemico e trasgressivo, perchè il sentire divenuto prevalente richiede di non urtare il punto di vista dei soggetto chiamati in causa, siano essi individui o istituzioni. E' più importante non offendere che dire la verità. Ed è questo imperativo sociale che rende il linguaggio circospetto, parafrastico, autocensurato.
Ma da dove viene tanta circospezione, e perchè la sinistra sembra ancora più circospetta della destra?
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La sinistra è stata alla testa del movimento che ci ha insegnato a temere le parole crude, e ci ha chiesto di non chiamare le cose con il loro nome se questo poteva offendere qualcuno. ... Ma un conto è subire una deriva culturale, un conto è promuoverla e sposarla con convizione.
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Il politicamente corretto e i suoi derivati, dunque, hanno vinto ma non hanno convinto. Di qui una colossale ridislocazione dell'ipocrisia.
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E' questa ridislocazione dell'ipocrisia dal discorso pubblico al discorso privato che spiazza la sinistra. La sinistra ha alimentato la caccia alle streghe sul terreno della lingua, ossia proprio quella deriva che non è passata nel senso comune della gente. E contemporaneamente ha rifiutato con orgoglio la sfida che la metamorfosi della sfera pubblica poneva alle forze politiche. In un'epoca in cui tutte le democrazie devono fare i conti con la domanda di parole dirette, concrete, chiare, la sinistra non ha trovato di meglio che escogitare un nuovo schema secondario - la "deriva populista" della destra e delle comunicazioni di massa - per descrivere una nuova situazione, e al tempo stesso esonerare se stessa da qualsiasi imperativo di cambiamento. Così, nonostante le cose siamo cominciate a cambiare almeno 30 anni fa, la sinistra è tutt'oggi rigorosamente attestata sui moduli comunicativi di un'epoca precedente: ritualità, convenzione, linguaggio codificato.
Luca Ricolfi
"Perchè siamo antipatici?"

















