venerdì, aprile 28
09:13

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IL MOMENTO DELLA CRESCITA/2

Archiviato da ValerioT ValerioT in: ulivo

Passiamo ora alla seconda malattia che affligge il linguaggio della sinistra, la paura delle parole. Per capire come la sinistra l'ha contratta, dobbiamo spostarci nello spazio e nel tempo. Dobbiamo andare al di là dell'Atlantico, e dare un'occhiata a quel che è successo in America negli ultimi trent'anni. E' da lì che è iniziato tutto, ed è da lì che è arrivato il virus che ha alterato la comunicazione della sinistra, e non solo della sinistra.
Prima degli anni '70 in America, come nella maggior parte dei paesi occidentali, la comunicazione era governata da due cardini fondamentali:

  • gli individui, salvo casi eccezionali, sono liberi di parlare come vogliono;
  • le istituzioni, salvo casi eccezionali, non sono libere di parlare come vogliono.

In concreto, il primo cardine indica che il linguaggio della vita quotidiana non è sorvegliato da nessuna istituzione, e che - salvo casi estremi previsti dalla legge, e salvo il caso della èlite tenute al bon ton - non si danno pressioni sociali dirette sui parlanti. Ognuno può chiamare le cose come vuole, suscitando a seconda dei casi riso, irritazione, indifferenza, ma mai indignazione o censura.
Il secondo cardine - come ricordava la Ginzburg segnalando l'anomalia di Pertini - significa che le istituzioni devono attenersi a rigide convenzioni, etichette, rituali, e che i personaggi pubblici non possono, finchè sono in pubblico, parlare come farebbero in privato.
...
E' proprio questo doppio regime della comunicazione che, fino a trent'anni fa, conferiva al discorso pubblico il suo inconfondibile sapore di ipocrisia, e al discorso privato il suo (spesso discutibile, e non sempre edificante) accento di autenticità. Ed è proprio questo doppio regime che è progressivamente venuto meno negli ultimi 30 anni, prima in America e poi anche in Europa.
...

Negli ultimi 30 anni i due pilastri delle comunicazioni pre Sessantotto sono stati sostituiti da due nuovi pilastri, essenzialmente speculari ai primi:

  • i rappresentanti delle istituzioni possono, anche in pubblico, parlare come se fossero in privato;
  • gli individui non sono liberi di parlare come vogliono.

...
...mentre il linguaggio delle istituzioni si fa sempre più disinvolto e sintonizzato sui codici dello spettacolo, il linguaggio nella sfera privata diventa sempre più inibito e irretito nelle convenzioni. La progressiva affermazione del politicamente corretto colpisce essenzialmente tre famiglie di espressioni:

  • parole da sempre usate in senso dispregiativo o derisorio, come puttana, frocio o nigger ...
  • parole il cui referente è un individuo o un gruppo in qualche modo svantaggiato, ma che prima dell'onda del politicamente corretto erano usate in modo sostanzialmente neutro; ad esempio cieco, sordo, paralitico, invalido, povero, negro, vecchia, basso (di statura);

...
Ovviamente questa attenzione alle parole non agisce in modo generalizzato e uniforme, ma è modulata dai ruoli sociali e dalle posizioni politiche.
...
... l'eventuale ricorso alle parole crude è percepito come polemico e trasgressivo, perchè il sentire divenuto prevalente richiede di non urtare il punto di vista dei soggetto chiamati in causa, siano essi individui o istituzioni. E' più importante non offendere che dire la verità. Ed è questo imperativo sociale che rende il linguaggio circospetto, parafrastico, autocensurato.
Ma da dove viene tanta circospezione, e perchè la sinistra sembra ancora più circospetta della destra?
...
La sinistra è stata alla testa del movimento che ci ha insegnato a temere le parole crude, e ci ha chiesto di non chiamare le cose con il loro nome se questo poteva offendere qualcuno. ... Ma un conto è subire una deriva culturale, un conto è promuoverla e sposarla con convizione.
...
Il politicamente corretto e i suoi derivati, dunque, hanno vinto ma non hanno convinto. Di qui una colossale ridislocazione dell'ipocrisia.
...
E' questa ridislocazione dell'ipocrisia dal discorso pubblico al discorso privato che spiazza la sinistra. La sinistra ha alimentato la caccia alle streghe sul terreno della lingua, ossia proprio quella deriva che non è passata nel senso comune della gente. E contemporaneamente ha rifiutato con orgoglio la sfida che la metamorfosi della sfera pubblica poneva alle forze politiche. In un'epoca in cui tutte le democrazie devono fare i conti con la domanda di parole dirette, concrete, chiare, la sinistra non ha trovato di meglio che escogitare un nuovo schema secondario - la "deriva populista" della destra e delle comunicazioni di massa - per descrivere una nuova situazione, e al tempo stesso esonerare se stessa da qualsiasi imperativo di cambiamento. Così, nonostante le cose siamo cominciate a cambiare almeno 30 anni fa, la sinistra è tutt'oggi rigorosamente attestata sui moduli comunicativi di un'epoca precedente: ritualità, convenzione, linguaggio codificato.

Luca Ricolfi
"Perchè siamo antipatici?"



giovedì, aprile 27
21:46

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IL MOMENTO DELLA CRESCITA/1

Archiviato da ValerioT ValerioT in: ulivo

Prima puntata sulle quattro malattie della sinistra.

La prima malattia, la sinistra ebbe a contrarla circa un secolo fa, e si potrebbe chiamare - in omaggio a Luciano Gallino che per primo ne ebbe a parlare esplicitamente - la preferenza per gli schemi secondari.
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Se i fatti mettono in pericolo l'ideale, occorre reinterpretare i fatti per salvare l'ideale, un po' come il sistema immutiario salva il corpo mediante anticorpi. La caduta del profitto, erroneamente prevista da Marx, è solo tendenziale. L'impoverimento dei lavoratori dipendenti va inteso in senso relativo, non assoluto. La classe operaia sembra integrata e imborghesita, ma in realtà continua ad essere portatrice di istanze rivoluzionarie, e i suoi interessi reali coincidono con quelli dell'umanità in quanto tale. I regimi socialisti instaurati in Russia e Cina hanno "tratti illiberali" ma si tratta di una fase transitoria.
...
In tutti questi casi c'è una realtà che non lascerebbe troppi margini al dubbio se venisse descritta in termini primari, ossia senza lenti teoriche o ideologiche. E c'è una potente spinta a negare o capovolgere quella realtà costruendole intorno una cinta di mura secondarie, fatte di schemi interpretativi tanto sofisticati e sottili quanto lontani dal senso comune. Un lavoro di occultamento e di edulcorazione cui ben pochi tra gli intellettuali della sinistra hanno saputo sottrarsi, e che trent'anni fa ispirò a Leonardo Sciascia Candido ovvero Un sogno fatto in Sicilia, forse la più vivida rappresentazione tra l'evidenza e la "cinta" degli schemi secondari.

Luca Ricolfi
"Perchè siamo antipatici?"



giovedì, aprile 27
12:02

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Impune quaelibet facere id est regem esse


Grazie all'effetto della legge Pecorella passata a colpi di maggioranza in finale di legislatura, berlusconi non verrà riprocessato sul caso SME.
La corruzione c'è stata, i soldi sono passati da previti al giudice squillante che sono condannati.Ma il corruttore resta libero, perchè prescritto.
E' il 5 processo che si chiude per berlusconi grazie a leggi fatte da lui. Per effetto della stessa legge ritengo si chiuderanno presto anche quello con mills e quello sui diritti tv. E saremo a 7.



TIRANNIDE
indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

[..] Che la differenza fra la tirannide e il giusto governo, non è posta (come alcuni stoltamente, altri maliziosamente, asseriscono) nell'esservi o il non esservi delle leggi stabilite; ma nell'esservi una stabilita impossibilità del non eseguirle.

Brano:Vittorio Alfieri, della Tirannide Libro I-capitolo II
Titolo:Sallustio, Guerra Giugurtina, cap. XXXI
Carattere usato per la premessa:Comic Sans.

mercoledì, aprile 26
17:36

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Ogg.: Elezioni

Archiviato da Dicke Dicke in: elezioni, donne e politica
Preg.mo On. Fassino,

Io il mio contributo alla campagna elettorale dell'Unione l'ho dato.
Ho parlato,ho fatto riflettere,ho informato, ho letto e riassunto per i pigri,ho sostituito i tg indirizzando verso internet, ho consigliato bibliografie e soprattutto, mantenuto la calma nelle estenuanti discussioni sui forum con parecchi delicati e affettuosi rappresentati della Cdl.
Ho persino posto pezze alle balbettanti dichiarazioni sulle tasse.Ho fatto tutto quello che non avete fatto voi.

Il risultato è una stanchezza infinita mentale che mi porta a desiderare solo che la Vs. attenzione si concentri su questi tre semplici, elementari punti.

1)Voglio il partito democratico.In tempi brevi.E mi raccomando, una volta fatto, vediamo di non perderci in discussioni di 6 mesi fatte di controcanti, su come chiamarlo e che simbolo usare.

2)Almeno al  Quirinale, voglio una donna .Per la precisione voglio Tina Anselmi.

3)Se fate cadere il governo, vengo lì e vi spezzo braccine e gambine in così tanti pezzetti che non riuscite più ad arrivare alle urne, figuriamoci a votare in Senato.

Certa che avrà compreso appieno il senso di questa mia,

distinti saluti

martedì, aprile 25
14:42

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Autostrade, i nostri dubbi di europeisti

Archiviato da ValerioT ValerioT in: libero mercato

Tratto dal Corriere

Voglio tranquillizzare Francesco Giavazzi, che teme un ritorno a miopi patriottismi: noi vogliamo un'Italia che concorra finalmente da protagonista, e non da comprimaria, a creare «campioni europei» e certo non a proteggere i suoi spesso fragili assetti finanziari e industriali pubblici e privati né i suoi monopoli domestici. Ma soprattutto voglio spiegare i motivi per cui ad oggi non siamo stati convinti. Innanzitutto, non ci è piaciuto il metodo attraverso cui il titolare di una vitale concessione pubblica ha deciso di agire nella sostanziale assenza del concedente; oggi c'è un governo in ordinaria amministrazione, e ne entrerà in funzione uno nuovo, con pieni poteri, tra breve tempo.
Ricordiamo che Autostrade (allora con bilanci in utile) fu privatizzata a seguito di un'asta pubblica sul prezzo e con una concessione quarantennale (fino al 2038) della gestione di metà della rete autostradale italiana. Credo che si ricavarono allora—in una situazione difficilissima della finanza pubblica—risorse consistenti, ma non si stimolarono condizioni adeguate per l'efficienza e la capacità competitiva nel settore. Autostrade ottenne però un vero regalo nel 2003, quando l'attuale governo aumentò con decreto legge le tariffe autostradali nonostante il parere contrario dell'organismo tecnico (il Nars) e del Cipe.
Questa generosità si può leggere sul conto economico della società: a fronte di un uguale volume di chilometri gestiti, i ricavi di Autostrade sono superiori di oltre un miliardo di euro a quelli di Abertis (di questi, l'85% derivano dai pedaggi a fronte del 63,5% per gli spagnoli). È possibile che a questi ricavi italiani concorra in buona misura anche l'ormai cronico ritardo con il quale vengono onorati gli investimenti dovuti ai sensi della convenzione con lo Stato (ritardo oggi vicino ai 10 miliardi di euro: cosa ha fatto il governo in questi anni?). Dunque, l'arrivo di un nuovo governo—in spirito di collaborazione e nell'interesse della modernizzazione infrastrutturale del nostro Paese — non potrebbe che tradursi finalmente nella capacità di disporre la realizzazione degli investimenti necessari e stabiliti. Oggi — ed è una lacuna da colmare — non c'è un'autorità adeguata a vigilare in modo indipendente su come si svolge la concessione, sugli standard di qualità e di efficienza, sull'effettiva realizzazione degli investimenti. Non è poco.
E non sono poca cosa gli interrogativi che abbiamo sollevato: con questa fusione aumenterà la concorrenza in questo mercato chiuso? Con questa fusione aumenteranno i vantaggi per i consumatori italiani? Cosa avverrà nel trasporto aereo, ove pure gli attori trevigiani detengono importanti partecipazioni in grandi aeroporti italiani? Qual è la prospettiva industriale del nuovo gruppo? Si considera rassicurante, per la gestione «paritetica» di cui si parla, che l'amministratore delegato del nuovo gruppo (che si chiamerà con il nome spagnolo di Abertis) sia spagnolo, che gli azionisti spagnoli siano in maggioranza, che la sede sia a Barcellona? Vi sono accordi ed impegni tra le due parti?
Queste domande, caro direttore, io le rivolgo da uomo politico italiano al detentore di un monopolio che agisce in base ad una concessione pubblica. E non scherziamo con l'europeismo. Non basta dire che «vince comunque l'Europa» se, ad esempio, l'Italia si tira fuori dal consorzio Airbus, e ci pensano le altre grandi nazioni europee a costruire l'aereo del futuro. Mi si spieghi bene chi vince—e soprattutto chi vincerà nei prossimi anni — con questa fusione.
 

Francesco Rutelli
25 aprile 2006