Tratto da
Zeusnews
Ci pare invece che la materia delle intercettazioni sia già più che sufficientemente regolata in modo chiaro e adeguato alla tutela dei beni in gioco, senza bisogno che vengano emanate nuove regole che, come le "grida" di manzoniana memoria, poi non vengono mai applicate: sarebbe più che opportuno applicare le leggi esistenti, senza inventarne delle nuove.
Per esempio la divulgazione di atti coperti da segreto istruttorio e giudiziario è già severamente punita, sia per chi (giudice, avvocato, cancelliere, agente o ufficiale di polizia giudiziaria) divulghi le notizie coperte da questi segreti, sia per i giornalisti che lo facessero; in più ci sono le eventuali aggravanti di altri reati che potrebbero essere commessi nella violazione dei segreto, come l'accesso abusivo ai sistemi informatici, l'inquinamento e l'ostacolo alla giustizia, la corruzione di pubblico ufficiale, l'abuso di ufficio.
Oltre alle sanzioni penali per chi viola il segreto istruttorio e d'ufficio, esistono anche sanzioni disciplinari (che vanno fino alla radiazione) erogate dal Csm per i giudici, dagli ordini dei giornalisti e degli avvocati, dal rispettivo ministero per i cancellieri e gli impiegati, dai tribunali militari per i carabinieri e i finanzieri.
Quanti finora in Italia sono stati indagati e processati e condannati per questo reato? A che serve introdurre nuove pene se quelle già in essere, non lievi, non sono (quasi) mai state inflitte ad alcuno?
Il Garante per la privacy ha già stabilito più di un anno fa regole precise che obbligano i magistrati a "ripulire" i verbali delle intercettazioni da nomi e situazioni di persone estranee alle indagini, che obbligano i giornalisti a fare altrettanto nel caso di pubblicazione dei verbali, così come a vicende private e irrilevanti ai fini delle indagini degli stessi indagati, a evitare pubblicazioni parziali o distorte.
Allora perché queste regole non vengono fatte rispettare dall'Authority stessa, dal Csm, dall'ordine dei giornalisti? E anche prima la privacy deve essere fatta rispettare anche per i Vip in situazioni che coinvolgono persone che Vip non sono, o anche situazioni private di personaggi pubblici che per delicatezza non devono essere date in pasto all'opinione pubblica.
Quanto al fatto che le intercettazioni non possano essere effettuate a carico di parlamentari senza l'autorizzazione delle Camere, e tantomeno essere pubblicate, su questo si sono già espressi ripetutamente il presidente della Repubblica, il Governo, le stesse Camere e la Magistratura; ma certo questo divieto non può riguardare parenti, collaboratori o amici di parlamentari che parlamentari non sono.
Dunque non esiste oggettivamente un problema di nuove norme per tutelare meglio la privacy delle persone in fatto di intercettazioni. Esiste, invece, un problema culturale e politico: le intercettazioni vengono strumentalizzate nel dibattito politico da destra e sinistra, per attaccarsi e delegittimarsi reciprocamente; i magistrati le divulgano ad arte perché si sentono, a torto o a ragione, sotto lo schiaffo del potere politico; i giornalisti sono spesso troppo politicizzati o orientati al gossip.
Onestamente sono molto indeciso tra le due ipotesi:
- il ministro Mastella, come quasi tutti i suoi colleghi, è talmente ignorante sulla montagna di leggi che già esistono in Italia che trova più semplice farne una nuova, lasciando ai tecnici il lungo elenco di abrogazioni e sostituzioni che sono in testa ai provvedimenti
- il ministro Mastella cerca la classica via politicamente appariscente e sostanzialmente inutile che segue l'antichissimo detto "cambiare tutto perchè nulla cambi"
Il Italia l'importante è fare le leggi, così si può dire che il governo ha lavorato. Se si fanno semplicemente rispettare quelle che ci sono si rischia di scontentare troppe persone e sembra che il governo non abbia fatto nulla.
Insomma lo stile di vita dell'Italia moderna: l'immagine più che la sostanza... la televendita più che la qualità del prodotto.