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ASSENZA
Mi scuso con tutti.
Questa settimana sono in Kazakistan per lavoro, quindi mi sarà impossibile postare.
Però vi racconterò le sansazioni da una parte del mondo completamente diversa dalla nostra.
A presto.
Mi scuso con tutti.
Questa settimana sono in Kazakistan per lavoro, quindi mi sarà impossibile postare.
Però vi racconterò le sansazioni da una parte del mondo completamente diversa dalla nostra.
A presto.
Senza parole a commento, da "Mediaset.it, scheda personaggio" di Silvia Abbate.

Stato civile: nubile. Altezza: 175 cm. Peso: 48 kg. Occhi: verdi-azzurri. Capelli: biondi. Segni particolari: nessuno. Studi effettuati: maturità linguistica. E' iscritta al secondo anno di Comunicazione e Gestione dei mercati dell'arte e della cultura presso lo Iulm di Milano.
Lavoro: studentessa e modella.
Hobby e Sport: ama lo shopping ed è "fissata" con le scarpe: "Ne ho più di 50 paia". Compra solo roba firmata e trascorre ore intere nei negozi di abbigliamento. Va in palestra 3 volte alla settimana.
Per molti è la sosia di Paris Hilton e non solo per la somiglianza fisica. Come la celebre ereditiera, infatti, anche Silvia adora fare shopping e cura il suo look sempre nei minimi dettagli. L'accostamento non le dà fastidio anche se assicura di non "fare niente" per assomigliarle: "Io ho la mia identità, lei la sua. Io faccio la stupida solo per difendermi. Sono molto autoironica e non mi interessa quello che la gente pensa di me". Silvia usa sempre, sia di giorno che di sera, vestitini corti di colori pastello e tacchi a spillo. Appuntamento fisso con estetista e parrucchiere ogni 10 giorni. Si cura così tanto, però, solo per piacere a se stessa: "Non lo faccio per attirare l'attenzione, anche se, inevitabilmente, accade".
Non ha mai corteggiato nessun uomo: "Non so neanche da che parte si inizi", ma è sempre stata "corteggiatissima". Sta benissimo da single, ma le piace provocare. Ammette di essere molto "viziata", sia dalla sua famiglia che dagli uomini, ma sa viziarsi anche da sola. In passato ha "odiato" lo studio, perché era un obbligo, invece l'università le piace. Non ama leggere: la appassionano solo le riviste di gossip. Frequenta solo le feste e i tavoli "giusti: posti e gente esclusiva". Sogna di trovare un uomo che la ami davvero, il matrimonio e di fare una famiglia. Professionalmente spera di continuare a fare televisione, magari come conduttrice.
Il suo cuore è libero e non esclude di trovare l'amore tra i "cervelloni" del programma.
Fin dal primo giorno del rapimento, forse perché giornalista, Mastrogiacomo è stato adottato da tutte le televisioni, le radio e i giornali italiani, con servizi fiume a copertura della vicenda, tanto lunghi da generare addirittura fastidio, perché altre notizie di cronaca, anche importanti (vedi morti sul lavoro), venivano inesorabilmente schiacciate e trascurate dal peso dato alle notizie, alle voci e alle impressioni provenienti dall'Afghanistan.
....Per quanto riguarda invece la politica, qui la colpa - se di colpa è lecito parlare, vista l'euforia generale da cui il Paese è attraversato dopo la liberazione di Mastrogiacomo - è ancora più grave. Ricordo che Aldo Moro fu sacrificato perché lo Stato italiano decise di non cedere al ricatto dei brigatisti. Fu una scelta difficile e terribilmente dolorosa, ma non si può dire che fu una scelta sbagliata, perché rese il governo italiano meno ricattabile.
La domanda che rivolgo ora ai politici, e al governo in particolare, è: perché negli ultimi anni si è deciso di adottare la linea della debolezza e non quella della fermezza contro chi sequestra nostri connazionali all'estero? Solo perché i sequestratori non agiscono direttamente sul territorio nazionale?
....
Perché, invece, l'Italia e gli italiani sono così «transigenti»? Perché si fa festa per la liberazione di Mastrogiacomo e non si avverte come una vergogna nazionale il prezzo che è stato pagato per liberarlo? Ma ancora più che una vergogna, è un errore politico e militare, in quanto renderà gli italiani all'estero un bersaglio sempre più appetito da chi ha bisogno di fare un po' di soldi veloci o di farsi restituire qualche detenuto o prigioniero di guerra. Cedere ai ricatti, infatti, ci rende sempre più ricattabili, e di questo gli americani ci accusano - bisogna dire giustamente - da anni.
Tratto da Il Pesa-Nervi
Già Berlusconi aveva saputo umiliarci con le due Simone, D'Alema non poteva essere da meno.
Non è una vittoria da festeggiare, è una sconfitta della diplomazia e della politica. La vittoria è dei Talebani. E dei giornalisti, sempre più casta protetta e privilegiata.