giovedì, maggio 31
14:34

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IO STO CON PRODI, MA LUI CON CHI STA?

Archiviato da ValerioT ValerioT in: governo e affini
Quelli che decidono di non decidere

31 maggio 2007

E' tarda notte, passo a piazza Santi Apostoli per prendere i giornali con un amico, trovo ancora la folla dei colleghi sotto il portone dell'Ulivo. Penso: "Riunione lunga del comitato dei quarantacinque, probabilmente avranno deciso qualcosa di importante per il partito democratico". Le telecamere si accendono, si salgono le scale, Prodi riceve i giornalisti e pure se alla security non sembra vero, io sono un giornalista, anche se armato solo di videofonino, così riesco a raccogliere le parole sussurrate dal presidente del Consiglio e a commentarle in presa diretta, come potete vedere in questo video, con la frase inevitabile: "Insomma, non hanno deciso un cazzo".
Avete visto il video? Nessun entusiasmo, qualche frase di circostanza su un'idea di partito federale, Soro che mi guarda atterrito, Migliavacca che quasi dorme, l'annuncio spacciato per nuovo del 14 ottobre come data "definitiva" per l'assemblea costituente. Il tutto all'una del mattino dopo una riunione di quasi quattro ore. Il tutto dopo due pagine di intervista prodiana ("adesso si fa come dico io o me ne vado") che sembravano il preludio a chissà quale svolta decisionista. Invece, il compromesso neodoroteo e i veti incrociati hanno paralizzato ogni slancio un'altra volta. Così ancora oggi non si sa come si voterà alle primarie, né perché, né per chi. Di votare per il leader direttamente nelle urne il 14 ottobre non se ne parla proprio: la democrazia mette paura e mette in crisi una classe dirigente (?) che non ha voglia di rischiare nulla e non ha capito che facendo così rischia la sua stessa sopravvivenza.
Tratto da Mario Adinolfi


giovedì, maggio 31
11:12

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Senza vergogna

Archiviato da Dicke Dicke in: informazione, censura, rai , eia eia bla bla bla
E' capitato che perdessi la bussola.
una volta, però, non due.
Abbiamo un cda rai che nonosstante il cambio di governo e grazie alla gasparri è a maggioranza dx.
Giuliano Urbani, Marco Staderini, Gennaro Malgieri, Giovanna Bianchi Clerici e Angelo Maria Petroni hanno firmato un documento in totale solitudine tanto sono maggioranza) che dichiara cappon responsabile in toto di ciò che santoro e i suoi diranno in trasmissione.In realtà un documento politico e polemico come si nota dal"on. santoro".
«ascoltata la relazione del direttore generale in ordine alla messa in onda della trasmissione Anno Zero, nella quale è previsto il documentario della BBC «sex crimes and Vatican, valutate le dichiarazioni dell'on. Santoro nel corso della trasmissione di Anno Zero del 25 maggio 2007»; «tenuto conto dell'art. 49, comma 3, del Testo Unico della radiotelevisione che prevede che il Consiglio di amministrazione, oltre a curare la gestione della Società, svolge la pubblica funzione di controllo e di garanzia circa il corretto adempimento delle finalità e degli obblighi del servizio pubblico generale radiotelevisivo»; quindi «rilevato che rientra nella competenza e nella responsabilità del Consiglio di prevenire atti o comportamenti che possano contravvenire alle finalità e agli obblighi predetti»; poi, «tenuto, altresì, conto dell'art. 2392 c.c. che costituisce responsabili i consiglieri di amministrazione dei danni derivanti dall'inosservanza dei doveri ad essi imposti dalla legge e dallo Statuto, tra i quali è da inscrivere quello di controllo e garanzia sopra rammentato e ad essi fa inoltre obbligo di impedire il compimento di fatti pregiudizievoli di cui abbiano conoscenza» «valutato che il direttore generale risponde della coerenza della programmazione radiotelevisiva non solo con le linee editoriali ma anche con le direttive formulate dal Consiglio di amministrazione, a mente dell'49, comma 12, lett. c) del Testo Unico; considerato che al direttore generale si estendono le disposizioni che regolano le responsabilità degli amministratori secondo quanto prevede l'art. 2396 c.c.» e «dopo ampio dibattito durante il quale si sono manifestate opposte valutazioni sull'opportunità di fare uso del documentario della Bbc».

Rappresentazione perfetta di questa destra (perchè non ragionano autonomamente, è evidente)che fa solo ciò che crea meno disagio ai poteri forti.
Parlare di libertà di espressione o diritto di conoscenza sconvolge loro la testolina, evidentemente.Meglio seguire la riga bianca senza deviazioni, che parlare di diritti, fa male al cuore.
La Bbc ha mandato in onda il filmato alle  22.15 di una sera di ottobre.
In onda, e basta.

giovedì, maggio 31
06:59

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PASSAGGIO CENTRALE: IL SUICIDIO DELLA POLITICA E CIO' CHE NE CONSEGUE

Archiviato da ValerioT ValerioT in: politica oscena
I Führer sarebbero alla fine venuti, sotto forma di anti-politica e anti-democrazia, perché la politica dei partiti non seppe dissetare quegli assetati di leadership. Scheler scriveva su élite e leadership poco dopo un saggio fondamentale della sociologia, il Suicidio scritto nel 1897 da Emile Durkheim, in cui son descritte le società che perdono le regole, vedono frantumarsi i legami sociali, precipitano nell’assenza di leggi che è l’anomia. Il suicidio anòmico, che si diffonde in simili epoche, è favorito dallo slabbrarsi dell’autorità, delle istituzioni come Stato o famiglia, Chiesa o sindacato. Il suicidio può essere l’atto d’un individuo o di una società, una civiltà, uno Stato. Può suicidarsi anche la politica, come rischia di succedere in Italia.

Chi è tentato dal suicidio anòmico ha la tendenza a considerarsi perdente, e vive come se nessun legame sociale potesse più tenere insieme gli interessi dei singoli partiti (quella che Monti chiama tecnica della sopravvivenza è in realtà autodistruttiva). A spingerlo verso questo tipo di harakiri non è tanto la crisi economica ma sono le trasformazioni impetuose che spezzano equilibri e regole preesistenti. Secondo Durkheim è soprattutto nei periodi di prosperità che i legami sociali s’allentano e il senso di sconfitta mette radici, creando quell’infelicità così ben spiegata, il 24 maggio su La Stampa, da Arrigo Levi: un malumore dilagante che non nasce da mali autentici ma è piuttosto una nevrosi, una collettiva illusione pessimista, enigmatica e inquietante: assai simile alla sete che secondo Scheler minava Weimar. Quando vengono meno regole e leggi i desideri diventano illimitati nel nostro caso i desideri dei partiticasta che difendono i loro elettorati e altrettanto illimitata è l’insaziabilità, la brama che non si sfama.

Il «male dell’infinito» sommerge tutti. Tanto più gravi sono le delusioni, quando vien fuori che i mezzi e le risorse realmente a disposizione finanziarie e non non bastano ai propri fini. Le forze che oggi governano sembrano afflitte da questa insaziabilità, che invece d’ordinare il mondo lo sbriciola (lo specchio rotto di cui parla Eugenio Scalfari): «una sete inestinguibile » cattura i partiti, e nessuno sa regolare le proprie passioni e capire il vantaggio d’avere un limite. In Durkheim è questo il suicidio anòmico, nella società priva di autorità rispettate e temute. A questo bivio è la politica. Le tante critiche che le vengono rivolte non sono sempre giuste, abbiamo visto. La crisi della politica non cade dal cielo e al caos contribuiscono in tanti: imprenditori, sindacati, caste varie comprese quella dell’informazione. I cittadini non hanno sfiducia solo nel Parlamento, nel governo, nell’opposizione. Diffidano anche delle imprese, della Chiesa che sequestra la politica, perfino di se stessi. I politici usano difendersi nascondendosi dietro la complessità del proprio compito, delle proprie pene.

Ma la complessità è una via di fuga.Èuna terribile tentazione di cui urge liberarsi. Chi dice che «tutto è molto più complicato» già s’è arreso. La semplicità è la via, e tutto ruota attorno a una cosa semplice: in una comunità organizzata ci vuole la dignità dell’esercizio del governare, del reggere il timone. L’Italia è un Paese che dal 1992 ha distrutto la politica e che non ne può più d’averla distrutta. Tutti invocano il suo ritorno: sotto forma di capacità rinnovata di guida, sotto forma di un rapporto meno nevrotico col tempo (è un altro punto sollevato da Montezemolo: «Fare oggi scelte coraggiose, i cui risultati si vedranno fra otto o dieci anni, significa avere senso dello Stato»). Sotto forma di misure forti, che ristabiliscano la maestà della legge e l’idea stessa della maestà (ci deve pur essere un modo per rimediare d’imperio al disastro dei rifiuti in Campania).

La politica deve fare il primo passo, dice l’ex Presidente Scalfaro in un’intervista a Repubblica: «Ma non a partire dalle prossime elezioni: a partire da domani». Anzi, da oggi.
Tratto da La Stampa

Vi invito a leggere l'articolo, che benchè un po' teorico, è stupendo. E spiega perchè la nostra politica incapace e senza leader sta rischiando di aprire le porte ad un salto indietro di 70 anni.
E i moniti non paiono sufficienti.

giovedì, maggio 31
06:40

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CHI L'HA DETTO?

Archiviato da ValerioT ValerioT in: governo e affini
"Perché nel Nord è più forte la crisi di fiducia dei cittadini nei confronti della politica. Il Nord è la parte più dinamica del Paese, è abituata a competere sui mercati esteri, a paragonare la propria vita con quella delle società con cui si confronta quotidianamente. È anche la parte più sensibile alle esigenze di modernizzazione e proprio per questo misura con maggior senso critico una politica che appare lenta, distante e sorda. E che soprattutto non sa decidere. Quegli elettori hanno visto che in Francia in tre settimane si è votato due volte, chi ha vinto ha fatto il governo in 48 ore con soli 15 ministri, metà dei quali donne. E confronta tutto questo con una politica italiana che dai Dico al tesoretto si divide su tutto. Lei non ha idea di che impatto negativo abbiano avuto nelle città settentrionali le immagini dei cumuli di immondizia di Napoli. Paradossalmente, più che a Napoli stessa. Quella massa di spazzatura è, agli occhi dei cittadini del Nord, incomprensibile. Ed è, soprattutto, la dimostrazione di uno stato incapace ed imbelle".

Poi verificate se avete indovinato.

mercoledì, maggio 30
14:04

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E CHIUDIAMO CON LA SCONFITTA "PREVISTA"

Archiviato da ValerioT ValerioT in: governo e affini
La politica, per quanto delegittimata, ha ancora le sue regole. Ma se queste elezioni di mid-term, come le ha giustamente definite Ilvo Diamanti, erano comunque se non un referendum, almeno un sondaggio sul governo in carica, allora si può dire che per l'Unione i segnali che arrivano dall'elettorato sono tutt'altro che confortanti. Non convince l'idea che questa sia la cronaca di una sconfitta annunciata. Sarebbe una versione troppo consolatoria. Il voto è "locale". Ma ha chiamato alle urne oltre 10 milioni di italiani. E dopo un anno di permanenza a Palazzo Chigi, non si può non vedere che (al di là del premio o della sanzione per questo o quel sindaco) il voto porta con sé anche un giudizio "nazionale", su Prodi e sul suo governo.

E' vero che i leader dell'Unione erano consapevoli del probabile insuccesso. Ma questo voto ripropone, in modo plastico e quasi drammatico per il centrosinistra, l'esistenza di una "questione settentrionale" ormai sempre più profonda, e dunque più grave. C'è una parte del Paese, ancora una volta quella più ricca e dinamica, alla quale il centrosinistra non sa o non vuole parlare. L'Unione, oltre la linea del Po, sconta davvero "un vuoto di vocabolario politico", come avrebbe detto Simone Weil. Non stupisce solo la delusione della sconfitta in sé, subita non solo nei comuni-capoluogo, ma anche in province come Como e Varese, Vicenza e Vercelli. Quello che colpisce, in quelle aree, è soprattutto la dimensione della sconfitta. In tutti i luoghi in cui vince il candidato del centrodestra lo scarto rispetto al suo competitore è pari al doppio, se non addirittura al triplo dei consensi.

Le ragioni di questo risultato hanno radici quasi tutte interne al centrosinistra. Il centrodestra, in questi mesi, si è limitato ad assistere alle difficoltà e alle convulsioni dell'avversario. Ha beneficiato di quella che Giulio Tremonti definisce opportunamente "la rendita di opposizione". Il centrosinistra, al contrario, ha fatto di tutto per farsi del male da solo. E forse non basta neanche la Finanziaria "lacrime e sangue" (che ha comunque salvato i conti pubblici del Paese) a spiegare il perché di una così acuta disaffezione degli elettori insediati nell'"Italia che produce".

Quello che è mancato e che manca, in questo primo anno di governo, è il "frame": cioè quello che George Lakoff, il guru della politologia americana autore del bestseller "Non pensare all'elefante", definisce come il "linguaggio chiaro" che riflette una precisa "visione del mondo". Il centrosinistra è mancato e manca proprio in questo. Parla tanti, troppi linguaggi. E molto spesso antitetici tra loro.
...
Dopo questo voto, a maggior ragione, avranno argomenti per chiedere una brusca virata a sinistra dell'azione di governo. L'effetto di una rivendicazione del genere è scontato. Dal rinnovo dei contratti del pubblico impiego al tavolo sulle pensioni, dall'uso del "tesoretto" alla stesura del Dpef: da nessuna di queste partite è immaginabile uscire con una scelta di modernizzazione utile per il Paese. Il Professore non molla. Ma non può più ripetere quello che promise nel gennaio 2006: "Il mio sarà un riformismo radicale". Può solo continuare a resistere.

Nel centrodestra, nonostante le difficoltà e le incertezze di questi mesi, si consolida ancora una volta la leadership inattaccabile di Berlusconi. Dalle urne di ieri, a dispetto della logica neo-proporzionale della "porcata" di calderoliana memoria, esce di nuovo un'Italia rigidamente bipolarizzata. Le sicure ambizioni terzaforziste di Casini, o le eventuali tentazioni tecnocratiche di Montezemolo, sono palesemente ridimensionate. Ma la riaffermazione della sua natura personalistica e plebiscitaria non consente alla Cdl di passare all'incasso definitivo. Il Cavaliere resta l'"one man show" della coalizione. Ma non è più in grado di garantire le straordinarie performance elettorali del 2001. Può solo continuare a combattere.

Il combinato disposto di quella resistenza e di questo combattimento è l'immobilismo. La maggioranza governa ma non dispone, l'opposizione urla ma non propone. La stessa ipotesi di una riforma bipartisan della legge elettorale, in queste condizioni, perde totalmente di senso, se mai ne ha avuto uno. Perché Berlusconi dovrebbe scendere a patti, se è convinto che per l'Unione sia suonata la campana dell'ultimo giro, e la sua caduta sia ormai solo questione di pochi mesi?

In questa paralisi, com'è evidente, i danni più gravi li subisce proprio il centrosinistra. Nella palude italiana, ha da perdere almeno due cose, una più preziosa dell'altra. La prima è il governo: il suo inerte galleggiamento rischia di diventare solo la logica premessa per un'inevitabile disfatta futura. La seconda è il Partito democratico: il suo lento logoramento rischia di far morire l'unico progetto politico innovativo di quest'ultimo decennio. Se la risposta alla "questione settentrionale" è il super-comitato dei 45 che ha tagliato fuori proprio i rappresentanti del Nord, purtroppo c'è da temere una imminente eutanasia.


Tratto da La Repubblica