venerdì, settembre 28
10:28

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FREE BURMA

Archiviato da Dicke Dicke in: libertà
Questo blog aderisce all'iniziativa di Amnesty per il Burma.
Per qualche giorno sarà colorato di rosso in segno di solidarietà verso un popolo che stanno opprimendo e massacrando.L'ultima di oggi è che hanno tagliato internet.
Purtroppo ha l'appoggio della Cina questa dittatura militare comunista.
Le sanzioni internazionali poco possono in questi casi dato che se ne fregano e anche gli embarghi non funzionerebbero con le troppe falle ai confini.
Però forse la  mobilitazione internazionale dei cittadini del mondo libero può fare qualcosa.
Tingetevi con noi di rosso almeno per un giorno.

giovedì, settembre 27
16:49

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Archiviato da Dicke Dicke in: informazione
Tg1 ore 13

Governo battuto al senato per un voto dell'udeur.
Passa un emendamento proposto dalla rosa nel pugno appoggiato dall'opposizione.Si riducono a uno invece che tre gli anni  che un neopatentao aspetta per guidare grosse cilindrate.


La notizia che merita il TG qual'e sarebbe??
Che adesso basta un anno?no perchè è ancora da approvare in definitiva.
Che l'emendamento l'ha proposto la RnP?Ma non faceva parte del governo?
Ci sono:Andava detto:governo battuto.

W il giornalismo

martedì, settembre 25
12:02

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PER CHI CREDE ANCORA NELLA GIUSTIZIA

Archiviato da ValerioT ValerioT in: giustizia, dittatura italiana
«Magistrati, un'altra casta»

E così chiudiamo il cerchio.
L'Italia è da rifare.

martedì, settembre 25
09:35

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Tanto tempo buttato via

Archiviato da ValerioT ValerioT in: politica oscena, ladri di pisa
Ringraziamo Gabriele Albonetti per il tono cortese della sua replica.
Gli diamo atto di essere uno dei pochi che a ridurre le spese del Palazzo ci stanno almeno provando. Ci rallegriamo per il fatto che non rettifichi neppure una delle nostre cifre, peraltro contenute nel bilancio ufficiale di Montecitorio. Prendiamo per buone le sue rassicurazioni circa il fatto che i lodevoli impegni assunti dalla Camera possano produrre effetti concreti nel futuro prossimo. Ma ce lo lasci dire: in nemmeno un anno e mezzo, il tempo già trascorso dall'inizio di questa quindicesima legislatura, l'Assemblea costituente riuscì a stendere la carta fondamentale della Repubblica. Allora forze politiche che pure si combattevano aspramente e che erano divise da alti steccati ideologici avvertirono l'urgenza e la necessità di risollevare il Paese dopo una sanguinosa guerra civile. E in tempi straordinariamente brevi scrissero il patto costituzionale. Lo stesso senso di urgenza non sembra sia avvertito oggi, quasi che la classe politica nel suo complesso non si renda conto fino in fondo di quanto sta accadendo.

Eppure proprio su questo giornale un esponente di primo piano della maggioranza ora al governo, come il presidente dei Ds Massimo D'Alema, aveva ammesso allarmato il 20 maggio: «È in atto una crisi della credibilità della politica che tornerà a travolgere il Paese con sentimenti come quelli che negli anni 90 segnarono la fine della prima Repubblica». Da allora i segnali che la situazione si stia facendo sempre più seria e che il fossato fra il Paese reale e la politica (accusata di aver smarrito il senso dell'interesse generale e di non saper dare risposte adeguate) si vada approfondendo sempre di più, si sono moltiplicati. Nemmeno l'estate, cui forse qualcuno aveva affidato le speranze che la marea montante evaporasse sotto il solleone, ne ha attenuato l'impeto, mentre dal Palazzo non arrivavano che reazioni deboli. Contraddittorie. Impalpabili. Un taglietto qua, un aggiustamento là. Si andava dalle alzate di spalle all'annuncio di provvedimenti che poi non riuscivano nemmeno a superare i veti politici degli enti locali, rimanendo sepolti (e lo sono ancora) nei cassetti del governo. Al punto che i pur lodevoli impegni assunti dal Parlamento sui vitalizi e altre marginali voci di spesa (impegni previsti come sempre «dalla prossima legislatura») sono stati spacciati addirittura come svolte epocali. Ci si deve accontentare? No. Tanto più che la loro portata è ancora tutta da valutare. E il Parlamento che li dovrà digerire è lo stesso che il 17 maggio 2006, mentre il governo Prodi prestava giuramento, prendeva come prima decisione (prima!) della nuova legislatura quella di aumentare molto generosamente i contributi per i gruppi parlamentari. Ha detto Fausto Bertinotti, cercando di menar vanto dei ritocchi: «Abbiamo lavorato di lima». Questo è il punto: la gravità della situazione, come è nella convinzione anche dei lettori che hanno scritto ieri al «Corriere» un diluvio di lettere, imporrebbe di lavorare di accetta.


martedì, settembre 25
08:45

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Nuova inculata unica progressiva

Archiviato da ValerioT ValerioT in: governo e affini, politica oscena, ladri di pisa

C'è una cosa che proprio non riesco a capire. Rientra di sicuro nel più ampio discorso già affrontato sui politici, che ormai hanno completamente perso la percezione della realtà. Ma c'è un argomento sul quale i nostri eroi sembrano accanirsi con tanto impegno: inculare i lavoratori, in particolare quelli giovani. Scusate il gergo scurrile ma di fronte all'ennesima proposta di pseudocontratto elaborata dalla premiata ditta Boeri-Treu (coppia da circa 15 mila euro al mese a cranio, più o meno), non posso che perdere nuovamente la pazienza. Anche perché la prima sponda politica che hanno trovato è arrivata niente meno che dal compagno Uòlter. Ma come? A walterì, ma proprio te? Con quella faccia da buono, ce lo vuoi mettere di nuovo nel culo? Allora c'avevano ragione quelli...

Facciamo un passo indietro di qualche anno. Vi ricordate il primo governo di centrosinistra della storia? Sì, il primo Governo Prodi, quello della sinistra al potere. Ecco, fu proprio durante quel periodo che vennero introdotti i fantomatici co.co.co, ovvero i contratti di collaborazione continuata e continuativa. Sia chiaro: non penso affatto che Treu sia un bandito, anzi. Secondo me l'introduzione di contratti flessibili ha dato una grossa mano all'economia e al mercato stesso. Anche se oggi continuate a sentire le lamentele di Confindustria, che oltre a non voler pagare i contributi ai lavoratori non vuole pagare nemmeno le tasse. Quel tipo di contratto infatti avrebbe dovuto regolare tutte quelle figure non subordinate che all'interno di un'azienda (pubblica o privata) svolgevano mansioni di norma regolate in nero. Se poi i datori di lavoro se ne sono approfittati sostituendo per convenienza i contratti subordinati con quelli di tipo flessibile, la colpa è di chi non ha controllato, non di chi li subisce da dieci (dico dieci) anni. Poi qualche anno dopo, vista la situazione insostenibile che si era venuta a creare, il professor Marco Biagi aveva portato a termine uno studio per l'introduzione dei co.co.pro, contratti sempre flessibili legati però a un progetto specifico, alla sua realizzazione e soprattutto con l'innalzamento dei versamenti previdenziali dal 13 al 19%. Perché se nessun giovane versa più i contributi, come fa l'Inps a elargire le pensioni ai vecchi di oggi?

Con la Finanziaria 2007, quella con cui hanno rubato i soldi ai lavoratori dipendenti, alcuni co.co.pro sono stati eliminati - a caso - per alcune categorie, così ora si ricorre direttamente alla Partita Iva, che non prevede contributi e ha costi obbligatori di gestione per il lavoratore. Geniale vero? Ma niente paura perché al futuro, al nuovo contratto di lavoro ci sta pensando la premiata ditta Boeri-Treu, che ha tirato fuori un'idea nemmeno troppo originale, già bocciata a colpi di scioperi e scontri di piazza dagli studenti francesi durante la scorsa stagione politica. Il nuovo contratto unico progressivo. Una trovata eccezionale che finalmente regala un po' di serenità. Prima di entrare nello specifico della proposta però, ripassiamo il programma di governo dell'Unione, che risale solamente a poco più di un anno fa. Nella lenzuolata di 282 pagine, la piaga del precariato è citata ben 28 volte:

"[...] Ad aggravare la frammentazione del mondo del lavoro è intervenuta la legge Maroni (legge n. 30/2003)… Siamo contrari ai contenuti della legge 30… Per noi la forma normale di occupazione è il lavoro a tempo indeterminato, perché riteniamo che tutte le persone devono potersi costruirsi una prospettiva di vita e di lavoro serena” (161-162). "L'estensione della precarietà ha contribuito al peggioramento delle condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro" (163).

Oggi gli stessi che scrivevano queste righe propongono un contratto senza articolo 18 per i primi tre anni (così, a uffa) spiegando che "il contratto unico prevede tre fasi, una prima con un periodo di prova più lungo rispetto all'attuale, una seconda di inserimento con tutele via via crescenti fino ad arrivare a quelle attuali". Quelle attuali quali? Verrebbe da chiedere. A tutto questo non possiamo non tener conto della neoalleanza capitalista-riformista tra Fassino (Partito Democratico) e Marchionne (Fiat). Quando ho letto che quest'ultimo è stato definito un vero socialdemocratico, ho rimpianto i paragoni con la Danimarca. "A sinistra - dice Fassino - ci sono settori dove è manifesta l'ostilità, ad esempio, alla flessibilità del lavoro. Si fa fatica a capire che se è giusto essere contro la precarietà, è invece sbagliato rifiutare una flessibilità connaturata a un mercato non più racchiuso nei confini nazionali. Il tema non è flessibilità sì o no ma come gestirla. È qui che Marchionne coglie nel segno. Quando dice che va accettata la sfida dell'innovazione e del nuovo, senza abbandonare al suo destino chi subisce le conseguenze del cambiamento". Ah, ah, ah.

In due anni ci avete inculato il TFR, ci avete inculato quattro-cinque anni di vita (lavoro obbligatorio in più per andare in pensione). Ero pischello quando avete cominciato a parlare di flessibilità. Oltre ad averci rovinato il presente volete prendervi anche il nostro futuro. Il patto padri-figli mettevelo nel culo. Siamo tutti orfani.

Ps: mentre scrivo sto ascoltando il tg1 della notte. Prodi ha appena detto che nella finanziaria 2008 non verranno toccate le rendite finanziarie. Preparatevi, l'inculata continua...

Tratto da Noantri