mercoledì, ottobre 31
13:24

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PERO' QUESTA NOTIZIA MI LASCIA PERPLESSO...

Archiviato da ValerioT ValerioT in: di pietro
"Nel giro di pochi giorni Di Pietro ha votato con Udeur e destre contro il cda Rai, riproposto lo stesso piano infrastrutturale di Berlusconi, rimesso in piedi un carrozzone come quello del Ponte, servito a drenare risorse che potrebbero essere usate per i trasporti in tutta Italia".

Per forza aggiungo La società del Ponte sullo Stretto è posseduta al 13% dall'ANAS nel Cda della quale siede Sergio Scicchitano membro dell'Esecutivo Nazionale del Partito di Di Pietro. nonchè suo avvocato di fiducia.

Tratto da Demox

Ho condiviso la posizione di Di Pietro... però questa notizia preferivo non leggerla. Giusto per non avere dubbi su proprio tutto.

mercoledì, ottobre 31
08:56

commenti (22)

G8 E SINISTRA

Archiviato da ValerioT ValerioT in: di pietro, governo e affini

Ho visto parecchi commenti sul mio blog, di cui molti negativi, sul fatto che Italia dei Valori non abbia dato il suo consenso alla Commissione d’inchiesta parlamentare per valutare i fatti del G8 di Genova del 2001.
Una premessa: siamo favorevoli ad una Commissione d’inchiesta su questo tema ma a condizione che si indaghi su tutti i fatti. Le questioni sono due: i comportamenti dei manifestanti e quelli della Polizia.
I no-global hanno sfilato per manifestare contro i potenti della Terra esercitando, legittimamente, un loro diritto. Alcuni, però, non si sono limitati a manifestare: hanno sfasciato vetrine, hanno incendiato macchine, hanno aggredito le forze dell’ordine. Una frangia di essi, quindi, ha commesso dei reati gravissimi per la quale la Procura della Repubblica e i giudici stanno procedendo, anzi hanno chiesto svariati anni di carcere. I fatti sono già accertati.
Cosi come è accertato, purtroppo e sotto certi aspetti ancora più grave, il fatto che le forze dell’ordine, per scoprire i colpevoli, non hanno fatto un’indagine di polizia giudiziaria nell’immediatezza, ma hanno rinchiuso alcune persone in una caserma e le hanno malmenate, provocando lesioni, comportandosi peggio degli altri.
Questa è una brutta pagina che merita un approfondimento innanzitutto in sede giudiziaria, e i giudici se ne stanno occupando: anche i poliziotti che sono accusati di aver commesso quei reati sono stati rinviati a giudizio.
Oggi, in Parlamento, cosa si voleva fare? Una commissione d’inchiesta limitatamente ai comportamenti della Polizia. Che Commissione d’inchiesta è questa?
Un’inchiesta sui fatti del G8 deve essere fatta tenendo conto dei comportamenti di tutti coloro che erano parti in causa; degli errori, degli abusi, delle omissioni e delle violenze commesse da tutti. Allora si può ricostruire una pagina di Storia secondo verità.
Ecco perché noi dell’Italia dei Valori non possiamo consentire che una commissione nasca con il fine di indagare solo su una parte dei fatti.
Ciò che abbiamo proposto è una Commissione d’inchiesta sugli abusi del diritto di manifestazione da parte di alcuni manifestanti - non di tutti perché vanno rispettati quelli che hanno rispettato la legge -, e di alcuni poliziotti - non tutti perché vanno rispettati quelli che hanno rispettato la legge. Vanno puniti coloro che hanno abusato della loro funzione.
Si deve ricercare la verità: un risultato falsato dall’origine non sarà mai positivo.
Mi dispiace che, ancora una volta, si riferisca solo la parte d’informazione che interessa.
L’Italia dei Valori non è contro la Commissione sul G8: è contro l’uso strumentale della Commissione.

Tratto da Antonio Di Pietro

La sinistra estrema (chissà perchè non usare il nome con cui si definiscono: comunisti) ormai in Italia è divetata difensore della illegalità, ma a senso unico: quella dei loro iscritti. Il comunismo italiano, unico nel mondo occidentale, ormai da chiari segni di decadimento e questi comportamenti pseudo totalitari sono ormai entrati a far parte dei loro modus operandi.

Veltroni la sta prendendo larga, ma sa che deve arrivare a far scomparire il comunismo in Italia per aprire una nuova stagione politica. Per uscire, finalmente, dal dopoguerra. Italia, l'unico paese che ancora non riesce a guradare al proprio dopoguerra con un occhio storico, solo politico.

«Diversi i colori delle bandiere, ma la vita di quegli esseri umani è la stessa»

I questo caso Veltroni parlava di Pol Pot. Come dicevo, giro largo, obiettivo chiaro.

Per la prima volta Veltroni mi piace.



martedì, ottobre 30
17:41

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indipendenze evidenti

Archiviato da Dicke Dicke in: consapevolezza, informazione, destra/sinistra
E' notizia di ieri che gli Angelucci compereranno l' Unità. Testata compresa.
Ansia evidente e comprensibile da parte dei redattori e del direttore che chiedono a Veltroni:
"ma il Pd non ha bisogno dell'unità??".Nessuna risposta.
Ma oggi sul Riformista (o foglietto arancione, come lo chiama Travaglio), giornale noto per la sua indipendenza, appare questo articoletto rassicurante e ne diamo conto volentieri, certi che fugherà tutti i dubbi dei redattori e dei lettori dell'unità.

L’UNITÀ CHIEDE VELTRONI NON RISPONDE

martedì 30/10/2007 di Em.ma


Sabato scorso i redattori dell’Unità hanno pubblicato sul loro giornale una lettera aperta a Prodi, Veltroni e ai costituenti del Pd ai quali hanno rivolto un angoscioso interrogativo: «Non credete che la costruzione del Pd abbia ancora bisogno di una voce come l’Unità?». La domanda era preceduta da altri due angosciantissimi interrogativi: Il primo: «Davvero arrivano gli Angelucci, proprietari di Libero?».
Il secondo: «Quali garanzie ci danno gli eventuali nuovi editori in termini di autonomia del giornale e per ciò che concerne la sua collocazione storica?» Sul primo interrogativo non c’è stata risposta. Veltroni ha già “i giornali” che lo sostengono e non vuole identificarsi in “un giornale” che gli darebbe solo fastidi politici e grattacapi finanziari. Punto.
Per quanto riguarda gli altri due interrogativi forse i redattori dell’Unità dovevano porsene uno più interessante: perché l’Unità è arrivata a questo punto? Ciò detto, l’autonomia di un giornale è garantita innanzi tutto dal direttore e dalla redazione.
L’Unità non è più un giornale di partito e il Pd l’ha mollato e non vedo perché, avendo lo stesso editore di Libero, il direttore e i redattori perdano autonomia e debbano calarsi le brache.


Em.ma (Emanuele Maccaluso,comunista n.d.r.), che dire? Se non vedi questo pericolo tu che scrivi su un giornale così notoriamente non schierato, noi spettatori non possiamo che crederti!! E anche quella frasina:"Forse i redattori dell’Unità dovevano porsene uno più interessante: perché l’Unità è arrivata a questo punto?"
son certa che la interpreto malignamente se mi pare un:"noi vi avevamo avvisato..."

A proposito, nota di servizio:l'editore de Il Riformista sapete chi è?

Gli Angelucci.

Appunto.

martedì, ottobre 30
17:31

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RIABILITAZIONI

Archiviato da ValerioT ValerioT in: governo e affini, politica oscena
I 24 condannati in via definitiva stanno fermi come uno scoglio in Parlamento. Nessuno fa un passo indietro. Il primo che si costituisce agli elettori e si dimette diventa un eroe nazionale. Ma non lo capiscono. Quanti anni ci vorranno per toglierceli dai piedi? In tre anni ci siamo liberati solo di Previti. Sono pregiudicati di lungo corso. Drogati che non riescono a smettere.
Il Governo non è indifferente. Uno alla volta li aiuta a riprendere confidenza in sé stessi dopo le condanne processuali. EÂ’ vero che pochi hanno conosciuto la galera, ma tutti sono detenuti onorari.
Lo scorso anno Vito e Pomicino, condannati il primo per corruzione a due anni e il secondo per finanziamento illecito a un anno e otto mesi e per corruzione a due mesi, sono stati nominati membri della Commissione Antimafia. Da quando ci sono loro la criminalità organizzata è diventata la prima azienda del Paese. Se ci fosse anche Andreotti, prescritto a vita, diventerebbe la prima multinazionale europea.
Il Governo non si dimentica dei condannati in Parlamento. E una ragione cÂ’è. Metti che un domani gli attuali ministri e sottosegretari finiscano in tribunale a causa di una Forleo o di un De Magistris qualsiasi. Chi li aiuterebbe? Oggi a te, domani a me e il CSM a Mancino.
Gianni De Michelis, definito a suo tempo un avanzo da balera, grande trombeur de femmmes ministeriale e autore del libro: “Dove andiamo a ballare questa sera: guida a 250 discoteche italiane” è stato promosso. La felice iniziativa nei confronti del condannato a un anno e sei mesi per le tangenti autostradali del Veneto e a sei mesi per finanziamento illecito è opera di Massimo DÂ’Alema.
Per capire cosa ci aspetta nel 2017 la Farnesina ha istituito infatti un comitato di esperti detto: “Gruppo di riflessione strategica”. I personaggi che ne fanno parte si riuniranno in una sala del Ministero degli Esteri a discutere di energia, produzione, commercio, sicurezza e del futuro del mondo. Il Caronte della sinistra ha invitato Gianni De Michelis a far parte del gruppo. La nomina dellÂ’ex ballerino è motivata in quanto presidente dellÂ’Istituto per le relazioni tra Italia e Africa, America Latina, Medio Oriente e Estremo Oriente.
Mi aspetto altri gesti importanti del Governo nei confronti dei condannati. I bombaroli alla commissione Difesa, i brigatisti agli Interni, gli estorsori al Fisco. Diamo loro una speranza per il futuro e a DÂ’Alema la Forleo.
Tratto da Beppe Grillo

“Gruppo di riflessione strategica!!!!
Quale pippologia assurda pagapoltrone hanno inventato!!!!
Ed hanno perfino riabilitato De Michelis... proseguendo l'opera del governo Berlusconi che lo aveva nominato consulente del ministero degli esteri.
Questa maggioranza sta straripando!


martedì, ottobre 30
14:45

commenti (1)

INFORMAZIONE SERVA

Archiviato da ValerioT ValerioT in: pippologia

Ma un giudice non può tacere
i nomi di chi lo minaccia

di GIUSEPPE D'AVANZO


La denuncia di Clementina Forleo non può essere equivocata. Dice il giudice per le indagini preliminari di Milano: "Quando ero il gip delle scalate del 2005 (Antonveneta-Bnl) mi giunsero pressioni relative agli atti di quell'indagine da ambienti istituzionali". Il giudice non va oltre. Non fa nomi, non offre indicazioni, non aiuta a capire: "Allo stato ne ho riferito soltanto ai miei familiari e a persone del mio entourage" e, a quanto apre, a un suo amico Ferdinando Imposimato - già giudice e parlamentare. La ragione? La Forleo non mi sente "tutelata", non si sente "protetta". Tutto quest'affare è molto bizzarro e chiede di essere chiarito nelle prossime ore, in fretta e con attenzione.

Dunque, un giudice riceve delle pressioni addirittura da "ambienti istituzionali" per manipolare le sue decisioni. La manovra configura un reato penale e il pubblico ufficiale, vittima dell'avance, ha l'obbligo della denuncia. Il professore Franco Cordero - quando Clementina Forleo è stata rumorosamente criticata per aver indicato, nella richiesta di utilizzazione di alcune intercettazioni telefoniche che coinvolgevano parlamentari, le ipotetiche responsabilità penali dei protettori politici (Massimo D'Alema e Nicola Latorre) del presidente di Unipol - scrisse che quelle "opinioni erano irrituali, non erano affar suo disquisirle. Ma (Forleo) ha scritto quel che pensa. L'atto configura una denuncia obbligatoria, art. 331, illo tempore chiamata "rapporto"" (Repubblica, 24.07.07).

L'articolo 331 del codice di procedura penale recita: "I pubblici ufficiali che, nell'esercizio delle loro funzioni e del loro servizio, hanno notizia di un reato perseguibile d'ufficio, devono farne denuncia per iscritto, anche quando non sia stata individuata la persona alla quale il reato è attribuito. La denuncia è presentata o trasmessa senza ritardo al pubblico ministero o a un ufficiale di polizia giudiziaria". Questo stesso argomento, questo stesso articolo del codice può - deve - essere adoperato per sottolineare la timidezza del giudice, giustificata dal timore di non sentirsi protetta. Ma ora che la storia è diventata pubblica, per voce della stessa Forleo, non si può far finta che non sia accaduto nulla. Occorre che ciascuno faccia la sua parte a difesa dell'incolumità del giudice e dell'integrità dell'inchiesta milanese.

Si spera che, nelle prossime ore e non nei prossimi giorni, la Forleo voglia denunciare gli autori delle "pressioni istituzionali". Ci si augura che, nel caso ciò non avvenga, il dirigente dell'ufficio delle indagini preliminari o il presidente del Tribunale o il presidente della Corte d'Appello chiedano alla Forleo di stendere una relazione di servizio o, come si diceva un tempo, "un rapporto" sulle abusive sollecitazioni ricevute. Per il rispetto che si deve alla funzione giudiziaria e alle istituzioni, la sola che non è lecito fare è trasformare quest'affare, all'apparenza molto serio, in una farsa buona ad alimentare il consueto alambicco di veleni o le giostre di "una tv della simulazione".
(30 ottobre 2007)
Tratto da Repubblica

Articolo apparentemente innocuo. Dirò di più, perfino condivisibile.
Ma riflettiamo un attimo.
La Forleo, benchè un magistrato e come tale tenuta al rispetto delle leggi più degli altri, non è certo una stupida. E' freschissima la vicenda De Magistris, dove il MINISTRO indagato, anzichè DIMETTERSI per onestà nei confronti dei cittadini ed elettori, provvede ad avocare il magistrato. Di fatto tutela prima di tutto sé stesso, lasciando pesantissimo il sospetto (che ormai è certezza) della veridicità della vicenda.
La Forleo dovrebbe fare nomi e cognomi? A chi? A quelli che poi faranno di tutto per eliminarla?
Facile sfidarla, difficile essere al suo posto.
A me questo articolo da l'impressione di chi vuole solo difendere la casta: fuori i nomi, così ti annullo.
Film visti tante volte in questi anni in Italia, dove la politica si permette qualunque nefandezza, senza bisogno di nasconderlo, giustificarlo e ancora meno rendere conto delle loro schifezze agli elettori.
Mastella si è sistemato, indulto, riforma della giustizia, risolti i problemi personali, accaparrate le posizioni giuste. La sua missione è finita, ora si può fare il rimpasto, lui è a posto.
Per quale motivo la Forleo dovrebbe esporsi ancora di più? Perchè non partono le solite indagini dei ministeri (appena si tocca la casta partono gli ispettori....) o i pm arrembanti (di cui non paghiamo certo il lauto stipendio per le pippologiche indagini sul caro pasta)?
Perchè dopo tutto Mastella, D'Alema, Berlusconi sono ancora lì?
Se D'Avanzo si fosse posto queste domande non avrebbe scritto questo asticolo in difesa della casta. La Forleo cerca di essere libera, D'Avanzo è già asservito.