martedì, aprile 29
12:16

commenti

MAGIE

Archiviato da ValerioT ValerioT in: dittatura berlusconica
«attenzione, perchè se stanno a zignare, allora potremmo prendere una decisione per cui Alitalia potrebbe essere tranquillamente acquistata dallo Stato, dalle Ferrovie»

Come farla pagare a noi, regalarla ai Berlusconcini e non incorrere nelle sanzioni europee.

FS: azienda che fa ottimi servizi a prezzi concorrenziali e nel libero mercato. E una certezza.

E grazie a tutti quelli che hanno avuto fiducia in lui.
Sfortunatamente questo debito non lo pagheranno solo loro.

martedì, aprile 29
09:51

commenti

L'ITALIA REALE

Archiviato da ValerioT ValerioT in: politica oscena

Un lavoro si trova, ma dequalificato
Italia, il Paese dei cervelli sprecati

Fantozzi si guarda allo specchio, si vede Leonardo, e si consola. La figura professionale più richiesta dal mercato del lavoro italiano è ancora il ragioniere, ma i discorsi dei politici e quelli del bar, unanimi, s'aggrappano ancora al mito del genio italico che ci salverà. Non siamo forse il paese degli artisti, degli stilisti che il mondo c'invidia? No. Non lo siamo. È ora di toglierci dalla testa mitologie non solo infondate, ma pericolose. Lo fa con chirurgica spietatezza Irene Tinagli, la ricercatrice italiana del team dell'americano Richard Florida, il padre della "teoria della classe creativa". Il suo Talento da svendere, in uscita oggi da Einaudi, ha i numeri del saggio, il taglio di un pamphlet e l'obiettivo di smontare un po' di luoghi comuni sul paracadute che garantirebbe all'Italia scalcinata e impoverita di sopravvivere agli scontri coi titani della globalizzazione: ovvero la sua riserva di creatività, garantita, eterna, quasi genetica.

Poveri ma geniali? Ma dove? A che serve il genio, quand'anche l'avessero nel Dna, ai 48 italiani su cento che non sanno usare Internet, alla spaventosa maggioranza che non sa neanche una lingua straniera, alla quasi totalità che non sa cosa succede nel mondo? Dove starebbe questo genio, poi, che nomi ha? Rubbia, Levi Montalcini, Dulbecco, i nostri premi Nobel, che poi hanno tutti studiato e lavorato all'estero? "Michelangelo diventò un grande artista perché aveva un muro da affrescare, e io in Italia non avevo un muro", così, amaro, Riccardo Giacconi, premio Nobel 2002 per la Fisica, italiano all'anagrafe, americano per obbligo.

Marconi inventò la radio a Pontecchio, ma andò a fondare la sua impresa a Londra. Meucci inventò il telefono negli Usa. Armani, Versace? Guardiamo ai ruolini d'assunzione, piuttosto: l'anno scorso le imprese italiane hanno offerto solo il 9 per cento dei nuovi posti a figure professionali altamente qualificate.

Il mito del genio solitario ci sta facendo del male. Ci rende pigri, inattivi, in attesa che l'intelligentone ci piova addosso dal cielo. Ai paesi in ascesa impetuosa non importa nulla della "caccia al talento" individuale e straordinario, da pescare già fatto "come una perla nel guscio dell'ostrica": producono invece ottimi, anonimi, compatti, efficienti staff. Negli Usa vanno forte ingegneri biomedici, elettronici e ambientali: da noi, en attendant un Galileo o un Brunelleschi, la categoria professionale in maggiore espansione è quella dei commessi e degli impiegati. E un milione di laureati s'accontenta di lavori che avrebbe potuto fare senza laurea.

Abbiamo gioito troppo presto per l'impennata di iscrizioni seguita alla riforma universitaria (più 6% dal 2001 al 2004); ma è già rientrata, scopre Tinagli: dal 2004 le iscrizioni sono in calo di circa 6-8 mila unità l'anno. Gli atenei italiani offrono l'inverosimile catalogo di 5434 corsi di laurea diversi, ma le matricole sono cresciute solo del 2 per cento e i laureati "brevi" trovano lavoro più tardi e peggio pagati dei diplomati.

Una domanda "scorretta" s'affaccia alla mente di ogni diciottenne: conviene proprio continuare a studiare? Le statistiche dicono che i laureati guadagnano in media 26.700 euro annui contro i 17.700 dei diplomati, ma è una media ingannevole: si arriva al top della retribuzione solo dopo molti anni, e il rischio di non iniziare nemmeno la gara è alto.

Il problema allora non è delle mamme. La dotazione d'intelligenza è equamente distribuita nel mondo. Potenzialmente non siamo svantaggiati: produciamo più ingegneri della Germania, e il 7,5% della produzione internazionale di pubblicazioni di fisica è firmata da autori italiani. Secondo i criteri di Florida, la classe creativa italiana (quella parte di forza chiamata a "elaborare continuamente operazioni complesse per risolvere problemi non standardizzati") arriva a quattro milioni di persone, il 21 per cento degli occupati, ed è raddoppiata in un quindicennio.

Ma per farlo fruttare, il talento bisogna coltivarlo. È il "processo di valorizzazione" che in Italia è vicino al collasso. E qui le colpe sono di molti. Gli attori del sistema che non fanno la loro parte sono almeno tre: l'università, l'impresa, e la geografia. Della prima s'è detto: e non basta il rientro faticoso di qualche centinaio di "cervelli" per riequilibrare una "bilancia dei pagamenti" del talento drammaticamente deficitaria (importiamo il 3 per cento dei nostri "creativi" dal mondo, ma esportiamo il 5% dei nostri solo negli Usa). Quanto alle imprese, l'Isfol s'è preso la briga di contare gli annunci di offerta di lavoro: nel 2006 tre su quattro non chiedevano alcun titolo di studio, il 7% in più di tre anni prima. Avere studiato non paga. Sotto la soglia degli 800 euro mensili, calcola l'Ires, c'è il 14 per cento dei licenziati elementari, il 14,1 dei diplomati e il 28,2 per cento dei laureati. Retribuzioni decenti sono più un premio all'anzianità che al merito: nei paesi Ocse siamo quello che paga meno i laureati tra i 30 e i 40 anni. Negli anni Ottanta il divario retributivo tra laureati a inizio e fine carriera era del 20%, nel 2004 era del 35%.

E la geografia? Ha le sue colpe, ed è in questo capitolo che l'analisi di Tinagli risente di più dell'originale impostazione di Florida. L'Italia dei campanili, delle comunità piccole ospitali e coese... Scordatevela. È un paese di gabbie: soffocanti e bigotte. Tra tutti gli europei, secondo il World Value Survey, gli italiani sono quelli che gradiscono meno (29%) avere per vicino di casa un gay: più ancora che un tunisino. Cosa c'entra? C'entra, è il termometro dell'apertura mentale al nuovo, al diverso, senza il quale si implode nel conservatorismo e nel declino. Del resto si vede: solo il 21% dei nostri manager è donna, il 35 in Germania, il 31 in Spagna. Persino i "distretti industriali", salvezza e patrimonio dell'Emilia rossa come del Nord-Est leghista, hanno fatto il loro tempo e oggi sono, dice Tinagli, circuiti troppo chiusi, insofferenti delle eccentricità che possono turbare una comunità ma anche portarle stimoli nuovi. Il genio italico soffre di costipazione. Ci restano sole e mare?
(29 aprile 2008)

Tratto da Repubblica

martedì, aprile 29
09:49

commenti (1)

GLI ELETTORI HANNO DISTRUTTO IL PD

Archiviato da ValerioT ValerioT in: elezioni
Non si può certo dire che gli elettori italiani votino a caso.
La scelta è oculata e Roma lo testimonia: sì a ZIngaretti, no a Rutelli. E' chiaro, non è una scelta contro il PD, ma contro la persona di Rutelli.

E qui si innesta il discorso sul vero errore di Veltroni: avere fatto un rinnovamento di facciata e di parole, ma non di fatti. Dare la senzazione di calma, non nominare l'avversario e non denunciare le sue schifezze, fare esclusioni clamorose non ha giovato, perchè dietro a tutto ciò non c'era nulla.
Veltroni, nato e cresciuto nel PCI, vecchio della politica più di Berlusconi, non poteva essere la soluzione.
Ci siamo illusi, anche io.

Berlusconi ha vinto perchè, vecchio per vecchio, uguali per uguali, la gente ha scelto la stabilità. Pagando per questa tutto quello che c'è dietro Berlusconi, ma evidentemente la maggioranza degli italiani ha identificato in questo l'unica speranza per l'Italia.
Vero o no, questo non ci deve far dimenticare che la sinistra inanella 30 anni di insuccessi e a questi sono da attribure il 50% delle colpe di questa situazione. Non che voglia togliere nulla a Berlusconi, ma una sinistra europea e non becero-stalinista, avrebbe avuto serie chances di dare un futuro all'Italia.

mercoledì, aprile 23
09:56

commenti (3)

UN PONTE NEL VUOTO

Archiviato da ValerioT ValerioT in: destra/sinistra, dittatura italiana
... MA NON E' IL PRIMO.
Già, qualche anno fa il governo Berlusconi aveva concesso un "prestito ponte" di 400 milioni, finito nel nulla e per cui siamo stati sanzionati dalla comunità europea.

l Consiglio dei ministri ha approvato il decreto per la concessione di un prestito ponte ad Alitalia da 300 milioni di euro. Lo riferiscono fonti di Governo. Il rimborso del prestito è previsto entro il 31 dicembre 2008. La versione iniziale del provvedimento, riferiscono le fonti, prevedeva risorse per 100 milioni di euro ma il Consiglio ha deciso di triplicare l'importo su richiesta del futuro premier, Silvio Berlusconi. «Berlusconi - ha spiegato al termine della riunione il presidente del Consiglio uscente Romano Prodi - mi ha chiesto un prestito più sostanzioso di quello che avevamo previsto per avere più tempo per risolvere la vicenda Alitalia. Il nostro è stato un atto di responsabilità». Lo ha affermato il premier Romano Prodi al termine del Consiglio dei ministri.
Tratto da Il Sole 24 Ore

Domande:

1) perchè abbiamo fatto una cosa per cui la comunità europea ci ha già condannato e sappiamo già che ci condannerà di nuovo?
2) perchè è stata raddoppiata la cifra alla chetichella?
3) perchè il governo Prodi ha supinamente concesso una cosa contraria a quello che ha sempre detto... nel senso: cosa ci guadagnano?
4) perchè continuano a drenare le nostre tasche senza porre comunque alcun limite alle spese?

Ultima e più interessante domanda:
chi sarebbe disposto a mettere 50€ e fare una colletta per raccogliere una bella squadretta di killer che ci liberino di questi malfattori?


mercoledì, aprile 23
07:13

commenti

COMUNICATO POLITICO

Archiviato da ValerioT ValerioT in: resistenza
Tra qualche giorno una sola persona avrà il controllo di sei televisioni nazionali. La settima rimarrà in franchising come è adesso. La Voce del Popolo (detto Testa d’Asfalto) sarà il futuro presidente del Consiglio. Per il cittadino non cambierà nulla. L’informazione era di regime prima e lo sarà anche dopo. In modo omogeneo però, senza porre imbarazzanti problemi di sottile, impercettibile confronto tra il servo doc Fede e il servo dop Riotta. Una sola voce, una moltitudine di orecchie. Una chitarra di Apicella a Porto Rotondo e cento giornalisti servi. Una luna a Marechiaro e la madunina a Milano. Montaneli e Biagi sotto una lapide. L’italiano è come un canarino in gabbia. La libertà gli fa paura. E’ abituato a non sapere la verità sulla morte di Borsellino. Sull’Italicus e su Piazza Fontana. Sul G8 di Genova e sugli inceneritori. Vuole credere con tutte le sue forze che il pluri presidente del Consiglio Andreotti sia prosciolto e non prescritto per mafia. L’italiano televisivo immagina un nuovo Parlamento fatto da brave persone. Non da condannati e rinviati a giudizio. Chi controlla l’informazione vince, chi la subisce perde. Un mondo virtuale diventa realtà, dei delinquenti diventano senatori e deputati. E’ tutto vero, è tutto falso. Chi grida di più, la vacca è sua. Il 25 aprile ci siamo liberati dal nazifascismo. 63 anni dopo possiamo liberarci dal fascismo dell’informazione. E’ più difficile di allora. Non ci sono più fucile contro fucile, bomba a mano contro carro armato. La lotta è tra le coscienze addormentate e la libertà di pensare, tra chi non vuole più volare e chi non può rinunciare al cielo. Il 25 aprile possiamo cambiare il Paese. Abbiamo il dovere di farlo per i nostri figli e per la nostra coscienza. La libertà di informazione non può fare sconti. Tre referendum per una libera informazione in un libero Stato: abolizione dell’ordine dei giornalisti di Mussolini, cancellazione del finanziamento pubblico di un miliardo di euro all’anno all’editoria, abolizione della legge Gasparri e al duopolio Partiti-Mediaset (tra poco Mediaset-Mediaset). In 400 città italiane si raccoglieranno le firme, in decine di città straniere si farà informazione sul controllo dei media in Italia. Musica, biciclette, festa e segni di pace. Un nuovo Rinascimento. Dopo tanta merda, per l’Italia è un atto dovuto. Il 25 aprile Beppe Grillo sarà a Torino per una non stop in piazza San Carlo. Dalle 15 alle 22. Tante voci libere riempiranno Torino di parole di speranza. Coraggio!.
Tratto da Beppe Grillo