martedì, maggio 13
09:25
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Marco Travaglio e Renato Schifani: i fatti.
Considerazioni e documenti sul Presidente Schifani e i suoi amici.
di Uguale per Tutti
In qualunque paese anche non particolarmente civile, ma solo banalmente democratico l’unico dovere che hanno i giornalisti è raccontare i fatti.
L’unica cosa che conta è che ciò che scrivono sia vero.
L’unico “processo” che dovrebbero subire è quello sulla verità o no di quello che raccontano.
In qualunque paese anche non particolarmente civile, ma solo banalmente democratico chiunque ricopra una carica pubblica sa di non potere censurare l’informazione e sa di dovere spiegare ai cittadini i fatti che lo riguardano.
In qualunque paese anche non particolarmente civile, ma solo banalmente democratico il concetto di “servizio pubblico” riferito alla televisione di Stato significa “servizio ai cittadini” e non “servizio ai padroni”, servaggio del potere.
L’Italia evidentemente non è un paese democratico e neppure civile.
In Italia, in teoria, l’art. 21 della Costituzione prescrive che “tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione” e che “la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”.
Ma in pratica i mezzi di comunicazione sono divisi in due categorie. Quelli con pochi lettori/ascoltatori: i blog, i libri, i giornali di provincia, ecc.. E quelli con molti lettori/ascoltatori: le televisioni nazionali e i giornali a grande tiratura nazionale.
I mezzi di comunicazione con molti lettori/ascoltatori sono “in mano” a pochi potenti, che ne fanno l’uso che conviene a loro e ai loro amici.
La televisione pubblica interpreta il concetto di “servizio pubblico” nel senso di “servire chi è al potere”, raccontando in continuazione frottole e tacendo i fatti che i potenti non gradiscono.
Tutto ciò posto, l’altro ieri sera, nel corso della trasmissione di Ratitre “Che tempo che fa”, il conduttore Fabio Fazio, intervistando il giornalista Marco Travaglio, gli ha chiesto a un certo punto chi, secondo lui, decide cosa si pubblica sui giornali e cosa no.
Marco Travaglio ha risposto che lo decidono i politici e ha fatto l’esempio del nuovo Presidente del Senato Renato Schifani, mettendo in evidenza come nessuno, dopo la sua elezione, abbia ricordato i rapporti che lui ha avuto in passato con dei mafiosi.
Il video dell’intervista si può vedere in questo blog a questo link.
Subito dopo si è scatenato un putiferio, pieno zeppo di menzogne incredibili, che è servito a nascondere la realtà delle cose.
Le menzogne sono che sarebbe vietato parlare di qualcuno senza contraddittorio.
La cosa, ovviamente, è del tutto falsa, perché in televisione e sui giornali si parla in continuazione di un sacco di gente senza contraddittorio. Sia nel bene che nel male.
Non è che ogni volta che si parla di Totò Riina si chiede a Totò Riina di partecipare alla trasmissione per dare la sua versione dei fatti. Né ogni volta che si racconta che l’attrice Tizia o il cantante Caio hanno una storia d’amore, li si invita a commentare la cosa.
Dunque, è del tutto ovvio che è falso che per raccontare dei fatti relativi a qualcuno si debba per forza aspettare che il qualcuno sia disposto a venire in trasmissione e commentare la cosa.
Ciò che è vero, invece, è che la televisione e soprattutto quella pubblica non è intesa come un luogo di servizio e in particolare di servizio alla verità, ma come un luogo “al servizio” e in particolare al servizio dei potenti.
Perfettamente emblematica è sul punto la telefonata fra Bruno Vespa e Salvatore Sottile (che si può sentire – recitata – a questo link), nella quale Bruno Vespa si accorda con il portavoce di Gianfranco Fini in modo da organizzare la puntata di Porta a Porta in un modo gradito a Fini. La puntata “gliela confezioniamo addosso” secondo il suo gradimento, promette Vespa.
Questa è l’idea di “servizio pubblico” che c’è oggi in Italia.
Ciò posto, noi sogniamo un paese nel quale i giornalisti raccontano i fatti e i potenti ce li spiegano.
Marco Travaglio ha raccontato delle amicizie preoccupanti del Presidente del Senato.
L’unica cosa che si dovrebbe fare in un paese anche solo appena appena democratico è che il Presidente del Senato dica se ciò che ha raccontato Travaglio è vero o no e, se è vero, come si spiega.
Punto e basta.
Il Presidente Schifani non si dovrebbe indignare, ma dovrebbe solo dire “Non è vero”, oppure “E’ vero, ma ero in buona fede”, oppure “E’ vero, ma non c’era niente di male”, oppure “E’vero, ma prometto di non farlo più”.
E l’unica cosa che dovrebbero fare tutti i cittadini, dal più potente al più umile, è chiedere al Presidente Schifani di commentare il fatto. Il fatto ovviamente sono le sue amicizie. Non l’intervista di Marco Travaglio.
Invece, il Presidente Schifani e tutti i suoi amici, di destra e di sinistra (perché in questi casi si vede più che mai come quelli finti “di destra” e quelli “finti di sinistra” sono molto molto amici), si mettono a fare una gran caciara e cercano di fare in modo che nessuno parli dei fatti.
Il nostro modesto contributo alla democrazia in questo paese sarà oggi il riportare qui il capito 3 del libro di Lirio Abbate e Peter Gomez “I complici. Tutti gli uomini di Bernardo Provenzano da Corleone al Parlamento”, Fazi editore, 2007, e tre pagine del libro di Peter Gomez e Marco Travaglio “Se li conosci li eviti. Raccomandati, riciclati, condannati, imputati, ignoranti, voltagabbana, fannulloni del nuovo Parlamento”, Chiarelettere 2008.
Così ognuno potrà leggere e attendere serenamente che qualcuno dia una risposta ai fatti oppure rassegnarsi a che i fatti in Italia non interessano più a nessuno.
In ogni caso, ci permettiamo di dire che ciò che sta andando in onda in questi giorni è l’affermazione unanime, da parte della cosiddetta “destra” e della cosiddetta “sinistra” che l’unica “informazione” possibile deve restare quella che fa comodo ai potenti, mentre le “brutte notizie” vanno assolutamente vietate.
Dunque, se un rumeno ruba una borsetta bisognerà dirlo in tutti i telegiornali per dieci giorni di seguito. Se viene nominato Presidente del Senato una persona che aveva rapporti di affari con dei mafiosi, non bisogna dirlo a nessuno.
Alcune notizie su Lirio Abbate si trovano su Wikipedia.
Sulle minacce a Lirio Abbate e la solidarietà del Presidente Napolitano, si può leggere un articolo a questo link e un altro a questo link.
Tratto da Uguale per Tutti
di Uguale per Tutti
In qualunque paese anche non particolarmente civile, ma solo banalmente democratico l’unico dovere che hanno i giornalisti è raccontare i fatti.
L’unica cosa che conta è che ciò che scrivono sia vero.
L’unico “processo” che dovrebbero subire è quello sulla verità o no di quello che raccontano.
In qualunque paese anche non particolarmente civile, ma solo banalmente democratico chiunque ricopra una carica pubblica sa di non potere censurare l’informazione e sa di dovere spiegare ai cittadini i fatti che lo riguardano.
In qualunque paese anche non particolarmente civile, ma solo banalmente democratico il concetto di “servizio pubblico” riferito alla televisione di Stato significa “servizio ai cittadini” e non “servizio ai padroni”, servaggio del potere.
L’Italia evidentemente non è un paese democratico e neppure civile.
In Italia, in teoria, l’art. 21 della Costituzione prescrive che “tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione” e che “la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”.
Ma in pratica i mezzi di comunicazione sono divisi in due categorie. Quelli con pochi lettori/ascoltatori: i blog, i libri, i giornali di provincia, ecc.. E quelli con molti lettori/ascoltatori: le televisioni nazionali e i giornali a grande tiratura nazionale.
I mezzi di comunicazione con molti lettori/ascoltatori sono “in mano” a pochi potenti, che ne fanno l’uso che conviene a loro e ai loro amici.
La televisione pubblica interpreta il concetto di “servizio pubblico” nel senso di “servire chi è al potere”, raccontando in continuazione frottole e tacendo i fatti che i potenti non gradiscono.
Tutto ciò posto, l’altro ieri sera, nel corso della trasmissione di Ratitre “Che tempo che fa”, il conduttore Fabio Fazio, intervistando il giornalista Marco Travaglio, gli ha chiesto a un certo punto chi, secondo lui, decide cosa si pubblica sui giornali e cosa no.
Marco Travaglio ha risposto che lo decidono i politici e ha fatto l’esempio del nuovo Presidente del Senato Renato Schifani, mettendo in evidenza come nessuno, dopo la sua elezione, abbia ricordato i rapporti che lui ha avuto in passato con dei mafiosi.
Il video dell’intervista si può vedere in questo blog a questo link.
Subito dopo si è scatenato un putiferio, pieno zeppo di menzogne incredibili, che è servito a nascondere la realtà delle cose.
Le menzogne sono che sarebbe vietato parlare di qualcuno senza contraddittorio.
La cosa, ovviamente, è del tutto falsa, perché in televisione e sui giornali si parla in continuazione di un sacco di gente senza contraddittorio. Sia nel bene che nel male.
Non è che ogni volta che si parla di Totò Riina si chiede a Totò Riina di partecipare alla trasmissione per dare la sua versione dei fatti. Né ogni volta che si racconta che l’attrice Tizia o il cantante Caio hanno una storia d’amore, li si invita a commentare la cosa.
Dunque, è del tutto ovvio che è falso che per raccontare dei fatti relativi a qualcuno si debba per forza aspettare che il qualcuno sia disposto a venire in trasmissione e commentare la cosa.
Ciò che è vero, invece, è che la televisione e soprattutto quella pubblica non è intesa come un luogo di servizio e in particolare di servizio alla verità, ma come un luogo “al servizio” e in particolare al servizio dei potenti.
Perfettamente emblematica è sul punto la telefonata fra Bruno Vespa e Salvatore Sottile (che si può sentire – recitata – a questo link), nella quale Bruno Vespa si accorda con il portavoce di Gianfranco Fini in modo da organizzare la puntata di Porta a Porta in un modo gradito a Fini. La puntata “gliela confezioniamo addosso” secondo il suo gradimento, promette Vespa.
Questa è l’idea di “servizio pubblico” che c’è oggi in Italia.
Ciò posto, noi sogniamo un paese nel quale i giornalisti raccontano i fatti e i potenti ce li spiegano.
Marco Travaglio ha raccontato delle amicizie preoccupanti del Presidente del Senato.
L’unica cosa che si dovrebbe fare in un paese anche solo appena appena democratico è che il Presidente del Senato dica se ciò che ha raccontato Travaglio è vero o no e, se è vero, come si spiega.
Punto e basta.
Il Presidente Schifani non si dovrebbe indignare, ma dovrebbe solo dire “Non è vero”, oppure “E’ vero, ma ero in buona fede”, oppure “E’ vero, ma non c’era niente di male”, oppure “E’vero, ma prometto di non farlo più”.
E l’unica cosa che dovrebbero fare tutti i cittadini, dal più potente al più umile, è chiedere al Presidente Schifani di commentare il fatto. Il fatto ovviamente sono le sue amicizie. Non l’intervista di Marco Travaglio.
Invece, il Presidente Schifani e tutti i suoi amici, di destra e di sinistra (perché in questi casi si vede più che mai come quelli finti “di destra” e quelli “finti di sinistra” sono molto molto amici), si mettono a fare una gran caciara e cercano di fare in modo che nessuno parli dei fatti.
Il nostro modesto contributo alla democrazia in questo paese sarà oggi il riportare qui il capito 3 del libro di Lirio Abbate e Peter Gomez “I complici. Tutti gli uomini di Bernardo Provenzano da Corleone al Parlamento”, Fazi editore, 2007, e tre pagine del libro di Peter Gomez e Marco Travaglio “Se li conosci li eviti. Raccomandati, riciclati, condannati, imputati, ignoranti, voltagabbana, fannulloni del nuovo Parlamento”, Chiarelettere 2008.
Così ognuno potrà leggere e attendere serenamente che qualcuno dia una risposta ai fatti oppure rassegnarsi a che i fatti in Italia non interessano più a nessuno.
In ogni caso, ci permettiamo di dire che ciò che sta andando in onda in questi giorni è l’affermazione unanime, da parte della cosiddetta “destra” e della cosiddetta “sinistra” che l’unica “informazione” possibile deve restare quella che fa comodo ai potenti, mentre le “brutte notizie” vanno assolutamente vietate.
Dunque, se un rumeno ruba una borsetta bisognerà dirlo in tutti i telegiornali per dieci giorni di seguito. Se viene nominato Presidente del Senato una persona che aveva rapporti di affari con dei mafiosi, non bisogna dirlo a nessuno.
Alcune notizie su Lirio Abbate si trovano su Wikipedia.
Sulle minacce a Lirio Abbate e la solidarietà del Presidente Napolitano, si può leggere un articolo a questo link e un altro a questo link.
Tratto da Uguale per Tutti
















